Prof. Antonio Iannetti

Gastroenterologo Endoscopista Digestivo

Specialista in Gastroenterologia Malattie

del Fegato e Medicina Interna

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Dieta per morbo di Crohn

 

La malattia di Crohn (Morbo di Crohn, MdC) è una patologia infiammatoria cronica a eziologia sconosciuta, che può interessare qualunque tratto dell’apparato digerente, dalla bocca all’ano. La patogenesi sembra essere di tipo immunitario, geneticamente determinata, che porta a reazioni abnormi nei confronti di antigeni, presenti nel lume intestinale, in particolare quelli della normale flora batterica. 

 

L’aspetto ad acciottolato della mucosa è caratteristico del Crohn 

 

 

La malattia di Crohn è più frequente nei Paesi industrializzati. In Italia l’incidenza stimata è di circa 4 nuovi casi ogni 1.000.000 di persone all’anno e la prevalenza di circa 50 Pazienti su 100.000 persone, con una leggera preferenza per il sesso femminile. L’età d’esordio presenta due picchi (tra i 15 e i 30 anni e tra i 50 e i 60 anni). Il decorso è cronico ricorrente, con periodi di remissione e di attività e tendenza a recidivare. La recidiva più pericolosa è quella che accade dopo gli interventi chirurgici di resezione, che sono spesso necessari.

I sintomi presentano una marcata variabilità individuale, legata alle differenze di sede della malattia (ileo, colon, tenue, retto), al tipo di lesioni, se infiammatorie, stenotiche o fistolizzanti, e all’estensione delle lesioni stesse. I Pazienti possono presentare dolore, diarrea, vomito, febbre, astenia, calo ponderale. Bisogna considerare le manifestazioni extraintestinali, che sono numerose: artropatia periferica, eritema nodoso, episclerite, ulcere aftose orali, colangite sclerosante primitiva (CSP), Pyoderma Gangrenosum, spondilite anchilosante, sacroileite, psoriasi, artrite psoriasica, uveite anteriore, irite, oltre ai sintomi di malassorbimento, legati alla patologia di base. 

 

Pyoderma gangrenosum che può associarsi alle malattie infiammatorie croniche intestinali 

 

 

Deficit nutrizionali nel Crohn

La sede della patologia, la sua estensione e le caratteristiche spiegano il diverso grado dei deficit nutrizionali, da quelli assenti o di poco conto a quelli invalidanti.

Nel morbo di Crohn che colpisce il tenue, con o senza interessamento del colon (che è la maggioranza dei casi), si possono avere deficit calorico-proteici anche molto gravi, specialmente dopo estese o multiple resezioni chirurgiche del tenue. Si può arrivare alla “sindrome dell’intestino corto” (meno di 100 cm di tenue), che spesso richiede una nutrizione enterale (NE) e, nei casi più gravi, parenterale totale (TPN, Total Parenteral Nutrition). A monte delle stenosi, i batteri possono aumentare di numero e compromettere il normale assorbimento. In età pediatrica, la malattia di Crohn del tenue può determinare gravi deficit di crescita e di sviluppo con osteomalacia. 

 

Rachitismo nell’infanzia 

 

I deficit di micronutrienti più frequenti nel Crohn del tenue includono: la vitamina B12 e l’acido folico, con conseguente anemia macrocitica e neuropatie; la vitamina D, con ipocalcemia e osteoporosi; l’albuminemia, la cui riduzione determina edemi declivi e complicanze post-chirurgiche; il ferro, la cui carenza causa anemia sideropenica e amenorrea; lo zinco, la cui riduzione causa lesioni cutanee.

Nella malattia di Crohn, il peggioramento del quadro è dato dall’ipercatabolismo, dovuto all’infiammazione cronica, all’essudazione delle ulcerazioni e delle fistole e al ridotto apporto calorico, derivante dalla malnutrizione o da una dieta incongrua per timore dei sintomi. Non è rara la limitazione di specifici nutrienti (inclusi glutine, latte e latticini) ritenuti nocivi dal Paziente, a prescindere dalla loro reale responsabilità nel provocare disturbi. Nel Crohn del colon (15% circa dei casi) prevale il ridotto assorbimento di acqua ed elettroliti.

 

 

Alimenti consigliati

Non esiste una dieta specifica per la Malattia Di Crohn, e non esiste mai una dieta che si attagli a tutti i Pazienti. Le diete troppo restrittive sono spesso inutili e addirittura dannose. L’assunzione di un litro e mezzo o due di acqua al giorno è indicata per tutti, a maggior ragione nei Pazienti con Crohn e in caso di pregresse resezioni. Un buon apporto idrico riduce, in generale, il rischio di litiasi renale, e, soprattutto nei Pazienti con la malattia di Crohn, in quanto, il malassorbimento dei grassi, facilita il rischio di calcolosi ossalica. Bisognare seguire un’alimentazione che includa tutti i nutrienti e preveda un adeguato apporto di proteine (circa 1 mg pro Kg di peso corporeo) e calorie.

Sono preferibili i pasti piccoli e frequenti, che limitano il rischio di sintomi, come il dolore e la distensione addominale e le subocclusioni. In caso di stenosi, e se queste sono serrate o multiple, è utile una dieta semiliquida e senza scorie, costantemente, o almeno una o due volte a settimana, per avere una buona clearance intestinale.

I pasti frequenti riducono il rischio di litiasi della colecisti, frequente nella Crohn ileale, per riduzione dell’assorbimento di acidi biliari. Ferro e vitamine necessitano di essere supplementati (talora per via parenteral), facendo attenzione ad un apporto adeguato di calcio e vitamine liposolubili (A, D, E, K). 

 

Vitamine liposolubili e idrosolubili 

 

 

Alimenti dubbi

Latte e derivati possono indurre diarrea, secondaria al deficit di lattasi, non alla malattia di Crohn, e molto meno frequentemente di quanto non si pensi. Per evitare di aumentare il già alto rischio di osteoporosi, le restrizioni di alimenti contenenti lattosio (che sono la principale fonte di calcio e vitamina D) devono essere evitate o basate su una valutazione oggettiva, come il breath test al lattosio. 

 

Cibi contenenti vitamine liposolubili 

 

 

Alimenti da evitare

Non vi sono controindicazioni assolute per alimenti specifici, come grassi, alcol, fritti, caffè, gelati o pizza. È opportuno ridurre l’assunzione di fibre (soprattutto verdure, crusca, legumi, bucce di frutta), soprattutto nella malattia con stenosi del tenue. Tale indicazione è meno rilevante se non c’è stenosi, e se la malattia è limitata al colon. Nel colon, la fermentazione di carboidrati non assorbibili in ogni caso può favorire il meteorismo e creare discomfort, maggiormente patito dai Pazienti con Crohn.

Le tossinfezioni alimentari possono innescare una riacutizzazione della malattia. È pertanto consigliabile evitare alimenti crudi, soprattutto pesce o carna, che ne aumentino il rischio.

Durante le fasi di attività e di gravi riacutizzazioni, può essere necessaria la sospensione della normale alimentazione per bocca e il ricorso alla NE (Nutrizione Enterale), che risulta efficace anche nell’indurre la remissione, soprattutto in età pediatrica. In età adulta, la NE può essere indicata nelle fasi più gravi di attività. Le diete elementari o semi-elementari possono essere indicate anche come supplemento in caso di malnutrizione.

 

 

Dieta per Morbo di Crohn

 

Una corretta alimentazione può alleviare i sintomi e i disturbi più importanti, apportando un certo sollievo, specie nei momenti di acutizzazione della malattia. Per sapere con certezza quali cibi eliminare dalla dieta, perché favoriscono disturbi intestinali, la cosa migliore è che il Paziente tenga un diario, dove annotare alimenti e fastidi riscontrati, che possono variare da Paziente a Paziente.

In generale, è consigliabile una dieta a basso residuo fisso, ossia con un limitato consumo di fibre. Lo scopo di una dieta a basso residuo è quello di limitare i movimenti intestinali, per non esacerbare i sintomi dolorosi, collegati al morbo di Crohn, come i crampi, meteorismo, aerofagia, flatulenza, diarrea. Ma, soprattutto, per evitare possibili ostruzioni o sub-ostruzioni, create da fibre essiccate (fitobezoari).

 

Cibi da evitare:

Pane, pasta e riso integrali. Cereali integrali. Frutta secca. Verdure crude. Alcune verdure cotte come broccoli, cavolo, piselli, mais, cavolfiore, cipolle, patate con la buccia. Carni grasse, come quella di maiale. Carni e salumi affumicati. Fagioli e lenticchie. Succhi di frutta con polpa e semi. Marmellate, confetture, conserve. Spezie, peperoncino, curry, caffè, alcolici, bibite gassate. Fritture e dolci elaborati. Latte e latticini freschi.

 

Cibi consentiti:

Pane bianco e crackers senza semi. Riso bianco. Verdure fresche ben cotte e private di buccia e/o semi, come asparagi, carote, zucchine, (fagiolini ben cotti), zucca. Patate bollite senza buccia. Carne bianca o rossa magra, tenera e morbida, cotta al vapore o alla griglia. Uova. Pesce, magro, lesso o grigliato. Frutta in scatola, o cotta; banane, mele, pere. Succhi di frutti senza semi o polpa. Bevande decaffeinate. 

 

 

Nei casi di malnutrizione, laddove un’alimentazione mirata sia inefficiente, perché l’organismo non riesce più a trarne vantaggi nutritivi, sarà necessario ricorrere all’uso di integratori di minerali e polivitamine. Altra raccomandazione è quella di introdurre molti liquidi, sia per ripristinare quelli persi attraverso la diarrea, sia per scongiurare il rischio di calcolosi renale, un’evenienza comune tra i soggetti affetti dal morbo di Crohn. Infine, è opportuno fare pasti piccoli e frequenti, durante la giornata, masticando piano e a lungo, per accorciare e favorire il processo digestivo.