Tumori delle vie biliari.

Epidemiologia.

I tumori delle vie biliari hanno un’incidenza di circa 2 casi/100.000 abitanti per anno. Essi vengono diagnosticati con difficoltà ed anche la terapia presenta problematiche.

Fattori di rischio.

I fattori di rischio sono poco specifici ed in parte sovrapponibili con quelli della calcolosi biliare, che sono:

  • sesso femminile
  • età (> 40 anni)
  • estrogeni endogeni ed esogeni
  • dislipidemie
  • farmaci ipolipemizzanti
  • diete dimagranti.

Non è dimostrato che la calcolosi biliare sia un fattore di rischio per il cancro delle vie biliari e della colecisti, anche se i calcoli, migrando nel coledoco, possono dare luogo a ripetuti traumatismi. Altri fattori predisponenti sono:

  1. Papillomatosi del coledoco
  2. Cisti congenite
  3. Infezioni epatobiliari parassitarie a carattere cronico
  4. Colangite sclerosante
  5. Colite ulcerosa.

 

Anatomia patologica.

Macroscopicamente si hanno due modalità di crescita:

  1. quella vegetante
  2. quella infiltrante.

La forma infiltrante è più frequente e porta ad una stenosi totale del lume con presenza di ittero.

Microscopicamente si tratta di adenocarcinominel 98% dei casi.

 

Classificazione topografica.

Questa classificazione è importante da un punto di vista clinico e terapeutico. Distinguiamo:

  • tumori del terzo medio e del terzo superiore che hanno scarse possibilità terapeutiche;
  • tumori del terzo inferiore, che possono essere operati con discreti risultati, eseguendo una duodeno-cefalo-pancreasectomia
  • tumori dell’ilo epatico, cioè che insorgono alla confluenza dei dotti epatici destro e sinistro nel dotto epatico comune, che sono detti tumori di Klatskin.

 

Storia naturale della malattia.

La disseminazione e le metastasi sono tanto più rapide e la prognosi sfavorevole, quanto più il tumore è localizzato vicino all’ilo epatico, perchè qui arrivano i vasi portali ed epatici ed è presente la maggior parte dei linfonodi epatici; pertanto la metastatizzazione è facilitata.

Perciò i tumori del terzo superiore si diffondono più rapidamente rispetto a quelli del terzo medio ed inferiore. La diffusione avviene attraverso varie vie, che sono:

  • diffusione dall’interno stesso del coledoco e della via biliare (questa è la via endo-canalicolare);
  • diffusione per contiguità direttamente al parenchima epatico;
  • diffusione attraverso i plessi nervosi che circondano il coledoco e che sono più abbondanti all’ilo epatico; questa forma di diffusione è particolare e non è frequente per altri tumori;
  • diffusione lungo i vasi linfatici: la prima stazione linfatica colpita è quella dei linfonodi pre-pancreatici e dei linfonodi dell’ilo epatico; la seconda stazione comprende i linfonodi celiaci, mesenterici superiori e paraaortici;
  • diffusione ematica attraverso le vene sovraepatiche;
  • disseminazione peritoneale per contatto.

 

Sintomatologia.

I sintomi più comuni sono:

  • dispepsia ed astenia;
  • calo ponderale e febbricola negli stadi avanzati;
  • dolore quando la localizzazione è alla papilla di Vater.

In fase avanzata la presenza di ittero ostruttivo facilita la diagnosi. Ci può essere prurito come conseguenza dell’ittero. Si può associare una colecisti dilatata e palpabile (segno di Courvoisier).

L’epatomegalia indica uno stato ancora più avanzato con stasi biliare.

 

Diagnosi.

Per la diagnosi occorrono:

A) esami di laboratorio, anche se alquanto aspecifici:

  • iperbilirubinemia (in particolare quella diretta)
  • aumento della fosfatasi alcalina
  • aumento della gammaGT
  • aumento delle transaminasi
  • ipoalbuminemia

B) esami strumentali:

  • ecografia
  • colangio-RMN
  • CPRE, utile se c’è necessità di biopsia o di palliazione
  • colangiografia percutanea (si rende necessaria a seconda della topografia del tumore).

 

Terapia.

La terapia può essere:

  • chirurgica con intento radicale
  • chirurgica con intento palliativo
  • endoscopica con intento palliativo (stenting)
  • radiologica interventistica con intento palliativo (stenting)
  • medica oncologica

I tumori delle vie biliari, come quelli della colecisti, rispondono poco alla chemioterapia ed alla radioterapia.

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Prof. Antonio Iannetti

Gastroenterologo Roma Endoscopista Proctologo
Specialista in Malattie del Fegato e Medicina Interna