Vaccinazione per Epatite A 

 

Informazioni generali

Il virus dell’epatite A infetta l’uomo per trasmissione così detta oro-fecale, cioè attraverso il contatto diretto tra la bocca e il virus o l’alimento che lo contiene.

 

Il virus dell’epatite A (HAV, Hepatitis A Virus) è un RNA-virus, appartenente agli Hepatovirus, un genere della famiglia Picornaviridae. Esso attacca il fegato e replica nel citoplasma degli epatociti, con meccanismo non a trascrizione inversa.

 

Virus dell’Epatite A e VPG (Viral Protein Genoma)

 

Ricordo che i virus dipendono dalle cellule ospiti (umane, batteriche, vegetali o animali) per riprodursi. Essi hanno un rivestimento esterno di proteine e a volte lipidi, un genoma RNA o DNA, ed enzimi per i meccanismi di replicazione virale.

 

I virus vengono classificati secondo la natura, la struttura del genoma e la modalità di replicazione e non secondo le patologie da essi causate. I virus sono di tipo DNA o RNA; ciascun tipo può essere a mono o doppio filamento di materiale genetico. I virus RNA a singolo filamento sono ulteriormente suddivisi in RNA virus a polarità positiva e a polarità negativa. Di solito, i virus DNA si replicano nel nucleo della cellula ospite, mentre i virus RNA si replicano nel citoplasma. Tuttavia, alcuni virus RNA a singolo filamento a polarità positiva, chiamati retrovirus, utilizzano un metodo diverso di replicazione.

 

Questi retrovirus utilizzano la trascrizione inversa, per creare una copia di DNA a doppio filamento (provirus) del loro genoma RNA, che viene inserito nel genoma della cellula ospite. La trascrizione inversa viene eseguita utilizzando l’enzima trascrittasi inversa, che il virus porta nel suo capside. Il virus dell’immunodeficienza e il virus della leucemia a cellule T sono esempi di retrovirus. Una volta che il provirus si è integrato nel DNA della cellula ospite, viene trascritto, utilizzando i meccanismi cellulari, per produrre le proteine virali e il suo materiale genetico. Se la cellula infettata appartiene alla linea germinale, il provirus, una volta integratosi, può stabilirsi come un retrovirus endogeno, che verrà poi trasmesso alle cellule generate dalla cellula infettata.

 

I virus sono i più piccoli parassiti, di solito di dimensioni comprese tra 0,02-0,3 μm (milli-micron o nm nanometri) fino a 1 μm di lunghezza (megavirus chilensis, pandoravirus).

 

L’HAV è privo di peri-capside ed è costituito da un capside icosaedrico, dal diametro di 27 nm (nano metri = 10 alla -9 metri o μm milli micron, cioè un millesimo di micron) costituito da polipeptidi. Il virus dell’epatite A (HAV, Hepatitis A Virus) possiede una sola sottospecie.

 

Il capside contiene un singolo filamento di RNA a polarità positiva. Il virus dell’epatite A (HAV) si lega al recettore, espresso sugli epatociti, cui consegue una modifica della conformazione del capside, con rilascio di VP4, che è una proteina del capside.

 

In questo modo, il genoma viene introdotto nella cellula epatica, dopo lo spostamento delle proteine del capside. L’RNA virale si associa ai ribosomi del citoplasma degli epatociti e viene tradotto in 10-15 minuti, generando un polipeptide, modellato da una proteasi, codificata dal virus. Attraverso complessi meccanismi molecolari, nei quali giocano un ruolo importante l’RNA virale e il suo messaggero (mRNA), che porta le informazioni alla cellula infettata, l’RNA virale migra all’interno del capside di HAV, così da formare il virione completo. HAV, a differenza di altri picornavirus, non è citolitico, cioè non distrugge l’epatocita, ma lo colonizza e viene rilasciato da questo per esocitosi.

 

Trasmissione del virus

Il virus dell’epatite A (HAV) si trasmette quasi esclusivamente per via oro-fecale, generalmente mediante l’ingestione di acqua o cibo contaminato, spesso molluschi bivalvi, come ostriche, vongole o cozze, che filtrano acqua con residui fecali contenenti il virus, mentre è rara la trasmissione parenterale, così come quella sessuale. 

 

 

Cozze

 

Il capside di HAV è particolarmente resistente, per essere un picornavirus, e sopravvive in acqua dolce o salata, resiste ai detergenti, sopporta temperature fino a 60 °C e ambienti a pH 1. La bollitura protratta e la cottura degli alimenti determinano però la sua eliminazione.

 

Il contagio è più frequente in autunno e nella fase iniziale dell’inverno. Può avvenire tramite acqua, succhi o alimenti crudi o non sufficientemente cotti (insalate, frutta non sbucciata, frutti di mare, cubetti di ghiaccio), soprattutto nei Paesi dove le condizioni igieniche possono essere insufficienti.

Presenta come organo elettivo di replicazione il fegato e viene eliminato con le feci, eliminazione che è massima nell’ultimo periodo di incubazione.

 

L’epatite A si diffonde per via oro-fecale, mangiando o bevendo cibi o acqua contaminati da feci infette. Vettori possono essere i molluschi, non sufficientemente cotti, come le cozze. Il virus può anche essere diffuso attraverso il contatto stretto con una persona contagiosa, ad esempio condividendo lo stesso bagno, senza la necessaria igiene delle mani oppure anche per via sessuale, attraverso rapporti sessuali oro-anali. I bambini spesso non presentano sintomi, quando vengono infettati, e sono però in grado di infettare gli altri. Dopo una singola infezione, l’individuo acquisisce una immunità per il resto della sua vita.

 

Etiopatogenesi

Il virus dell’epatite A (HAV), una volta ingerito, penetra, attraverso l’epitelio orofaringeo o intestinale, nella circolazione sanguigna. Il sangue lo trasporta nel fegato, qui l’HAV si lega agli epatociti o alle cellule di Kupffer, penetra nel loro citoplasma e si replica; i virioni, così prodotti, sono espulsi dall’epatocita, per esocitosi, nella bile, per essere poi eliminati con le feci. Il virus è riscontrabile nelle feci da cinque giorni prima della comparsa dei sintomi e delle alterazioni di laboratorio, sino a dieci giorni dopo l’esordio. Nei Pazienti immunodepressi la eliminazione del virus con le feci potrebbe continuare sino a 6 mesi dopo l’esordio.

 

Il sistema immunitario combatte l’infezione da HAV tramite la secrezione di interferoni, che limitano la replicazione virale, e per induzione di apoptosi nelle cellule infette, da parte di linfociti NK e linfociti T-citotossici. Aiutano a combattere il virus gli anticorpi, in particolare IgG e IgM e il sistema del complemento, mediante citotossicità cellulare anticorpo-dipendente. L’epatopatia e l’ittero, conseguenti all’infezione da HAV, sono da imputarsi prevalentemente alla risposta immunitaria contro il virus. Gli anticorpi anti-HAV, quelli IgG, in seguito all’infezione, permangono a vita.

 

 

Immunoglobuline umane

 

 

Risposta degli anticorpi all’infezione da Epatite A

Il decorso temporale, con tempi misurati a partire dalla contaminazione con il virus, si svolge in questi termini:

  • Incubazione: dura 2-7 settimane, mediamente 30 giorni: l’incubazione è il periodo di tempo che intercorre tra il contatto con il virus e il palesarsi dei sintomi
  • Prodromi: durano 3-5 settimane. Il prodromo, o sintomo prodromico, è una manifestazione clinica non specifica, che si presenta precedendo il quadro clinico tipico di una determinata malattia. L’insieme di tali segni e sintomi clinici rappresenta la cosiddetta sindrome prodromica.
  • Virus nel sangue: presente per 3-6 settimane.
  • Virus nelle feci: presente per 2-8 settimane, massima virulenza dopo 3-4 settimane.
  • Ittero: presente 4-8 settimane. Ittero è la colorazione giallastra delle sclere (subittero) e della cute.
  • Enzimi epatici elevati: alterati per 4-9 settimane. Transaminasi (GOT Glutammico Ossalacetica e GPT Glutammico Piruvica).
  • IgM anti-HAV: anticorpo presente a partire dalla 3ª o 4ª settimana, massima concentrazione dopo 5-7 settimane, diminuiscono dopo 7-8 settimane. Sono immunoglobuline anticorpali associate alla risposta immunitaria primaria (esposizione iniziale all’organismo estraneo); hanno quindi una bassa affinità e intervengono per prime al contatto con un nuovo organismo estraneo.
  • IgG anti-HAV: presenti a partire dalla 4ª o 5ª settimana, dopo 8 settimane superano i livelli di IgM anti-HAV, raggiungono il massimo a partire da 9-10 settimane dopo la contrazione. Le immunoglobuline anticorpali di tipo G hanno un’azione difensiva di particolare efficacia: possono neutralizzare diverse tossine, impediscono ai virus di colonizzare le cellule e facilitano la fagocitosi batterica. Queste anti-HAV persistono nell’organismo vita natural durante.
  • Il virus è presente nelle feci già dopo la contaminazione e fino a 3-4 settimane dopo la guarigione.

 

Se contratta durante l’infanzia, l’epatite A è generalmente benigna, nel senso che la forma clinica è blanda e si guarisce in pochi giorni, anche se, in alcuni casi, possono insorgere gravi complicazioni. Nell’adulto, l’epatite A provoca inappetenza, nausea, ittero, febbre e astenia intensa, che durano alcune settimane o addirittura diversi mesi. Dopo la guarigione, non esiste il rischio di sviluppare la forma cronica della malattia, contrariamente a quanto avviene per l’epatite B e C.

 

In rari casi, l’epatite A può essere fulminante e avere un esito letale e necessitare un trapianto di fegato in urgenza, come nei casi di avvelenamento acuto da Amanita Phalloydes.

 

Cause dell’epatite A

L’epatite A è una malattia acuta del fegato, causata dal virus HAV (Hepatitis A Virus). Nella maggior parte dei casi la malattia è dovuta al mancato rispetto di norme igieniche, con conseguente contaminazione fecale di cibi e acqua: tra i possibili agenti patogeni, contenuti nelle feci, c’è infatti il virus HAV, responsabile di questa epatite.

Le cause più comuni di trasmissione sono:

  • scarsa igiene personale delle persone coinvolte nella preparazione di cibi e pasti;
  • assunzione di pesce crudo o poco cotto, proveniente da acque inquinate da scolo fognario;
  • non lavarsi le mani e portarle inavvertitamente alla bocca;
  • rapporti sessuali non protetti, soprattutto oro-anali;
  • utilizzo di materiale già usato per iniettarsi droghe.

 

Diffusione dell’epatite A

L’epatite A è diffusa dove c’è scarsa igiene. Sono stati riportati una serie di dati su Case di Cura dove il virus è diffuso per contaminazione oro-fecale, dovuta a scarsa igiene del personale addetto al cambio dei pannoloni e al servizio di distribuzione pasti. La diffusione è presente anche in istituzioni militari, centri per disabili e prigioni.

Occasionalmente l’epatite A è diffusa anche in luoghi domestici o ristoranti.

 

 

Sintomi

Il sintomo più frequente è l’astenia, cioè debolezza. Altri sintomi riferiti abitualmente sono: febbre, perdita di appetito, nausea, fatica, mal di testa, dolore muscolare, dolore addominale e ittero (cioè la comparsa di un colorito giallastro della cute e delle sclere oculari). I sintomi di solito spariscono spontaneamente in 2 mesi. I bambini possono essere del tutto asintomatici. In genere, la comparsa della malattia avviene in un periodo di tempo compreso tra le 2 e le 7 settimane dopo il contagio, e la sintomatologia di solito è lieve. Spesso essa passa completamente inosservata e se ne ha contezza solo successivamente, per la presenza delle immunoglobuline IgG anti-HAV, ricercate per un controllo routinario o altro motivo incidentale. 

 

 

Ittero e subittero

 

 

Diagnosi

La formulazione della diagnosi prevede un’attenta anamnesi ed un esame fisico del Paziente, con l’accortezza di porre attenzione alle diagnosi differenziali, in quanto i sintomi sono simili a quelli di altre malattie. L’esame obiettivo può evidenziare un ittero o subittero sclerale e gli esami ematici possono documentare, in fase conclamata, un marcato aumento delle transaminasi. Ma il reperto sierologico, di un marcato aumento degli anticorpi IgM antivirali dà la certezza diagnostica.

 

Trattamento

Di solito non sono necessari medicinali per trattare l’epatite A, in quanto, normalmente, i sintomi sono lievi e il sistema immunitario sconfigge il virus autonomamente. A volte può comparire un leggero prurito diffuso su tutta la cute, che può però essere controllato con farmaci ad azione locale.

 

Le persone infette dall’epatite A dovrebbero avere l’accortezza di ridurre l’attività quotidiana ed evitare sforzi fisici, sia di tipo sportivo che lavorativo. È opportuno seguire una dieta bilanciata, calorica, abbondante e ricca di liquidi.

 

In alcuni casi, in fase acuta, è opportuno il ricovero, solo a fini precauzionali, per mettere a riposo l’apparato digerente, e il fegato in particolare, e integrare la nutrizione con fleboclisi glucosate ed elettrolitiche. La dieta dovrà essere scrupolosamente in bianco, cioè con assenza quasi totale di grassi e pochi protidi.

 

Durante l’epatite, il fegato, in stato di sofferenza, non riesce a svolgere le sue funzioni in maniera ottimale: pertanto potrebbe verificarsi una difficoltà a metabolizzare i farmaci, magari utili per il trattamento di altre patologie preesistenti.

 

L’assunzione di alcol riduce ulteriormente la funzionalità epatica. Pertanto, bisogna evitare alcol e l’assunzione di farmaci (anche rimedi erboristici) senza l’autorizzazione del Medico.

 

Raccomandazioni

Il Paziente affetto da epatite A, anche se lo stato di salute è buono, può infettare qualcun altro; pertanto, è necessario mantenere una buona igiene personale.

 

Complicanze

Sono possibili, ma per fortuna sono limitate allo 0,1% dei casi. In genere si tratta di Pazienti che hanno altre malattie epatiche e con età superiore ai 65 anni. In questo caso, il pericolo più grave è quello di incorrere in una insufficienza epatica acuta, che può essere da lieve a molto severa.

 

Prevenzione

Esiste la possibilità di vaccinarsi e questo vaccino conferisce un’immunità a lungo termine. Esso viene somministrato attraverso una iniezione intramuscolare in 2 dosi, la seconda a 6 mesi di distanza dalla prima.

La vaccinazione è raccomandata a:

  • tutti i bambini da 1 anno in su;
  • ai viaggiatori che si devono recare in luoghi in cui l’epatite A è diffusa, come sud-est America, est Europa, centro America, Africa, sud-est Asiatico, Messico e Caraibi;
  • è inoltre utile per i Pazienti con malattie croniche epatiche o malattie della coagulazione del sangue come l’emofilia;
  • possono inoltre vaccinarsi i Pazienti trapiantati o quelli in attesa di trapianto di fegato.

 

 

Paesi a rischio epatite A

 

Nel sospetto di aver contratto il virus dell’epatite A, il Medico curante potrebbe somministrare, a scopo preventivo e profilattico, le immunoglobuline specifiche, ovvero anticorpi specifici contro il virus, che aiutano la capacità di debellare l’infezione. Le immunoglobuline possono essere somministrate nelle 2 settimane successive all’esposizione al virus HAV.

 

Un importante modo di prevenire il contagio e la diffusione dell’epatite A è praticare una buona igiene personale. Lavare sempre le mani con sapone e acqua calda, immediatamente dopo aver utilizzato servizi igienici o aver cambiato pannoloni, e prima di preparare o mangiare cibi. Il lavaggio deve essere accurato, quindi anche sotto le unghie e non deve durare meno di 60 secondi.

 

 

Vaccinazione contro l’epatite A – La storia dei vaccini

 

La storia della vaccinologia risale a moltissimi anni fa.

Il principio su cui si basano i vaccini era evidentemente intuito fin dai secoli più antichi, anche se solo in modo empirico, ossia basato sull’esperienza e non dimostrato scientificamente: il nostro organismo non dimentica l’incontro con una determinata malattia, ma ne conserva il ricordo.

 

Incontrando nuovamente lo stesso agente patogeno, quindi, il nostro sistema immunitario si attiva, rispondendo ad esso in modo più rapido e specifico, rendendoci così immuni a quella determinata malattia.

 

Questa capacità specifica del sistema immunitario fu descritta per la prima volta dallo storico greco Tucidide, nel 430 a.C., durante il racconto della cosiddetta “peste di Atene”, una disastrosa epidemia – probabilmente di vaiolo o di un virus influenzale altamente mortale – che colpì la città greca all’inizio della guerra del Peloponneso. Il testo dello storico recita: « … coloro che si erano salvati dall’epidemia …. per se stessi non avevano più nulla da temere: il contagio, infatti, non colpiva mai due volte la stessa persona, almeno non in forma così forte da risultare mortale».

 

 

La peste di Atene

 

In tutto l’Oriente, e non quindi solo in Grecia, la consapevolezza che aver contratto una malattia infettiva proteggeva da un successivo contagio portò ad utilizzare empiriche strategie di rudimentale vaccinazione, contro uno dei più grandi flagelli della storia, il vaiolo. Basandosi su principi empirici, Cinesi, Turchi e Indiani svilupparono la cosiddetta “variolazione” o “variolizzazione”, ossia una pratica di prevenzione, che consisteva nell’infettare volontariamente le persone, con la speranza di causare una malattia di forma lieve, che avrebbe poi conferito immunità.

 

I primi a utilizzare la variolazione furono, con tutta probabilità, gli abitanti della Cina: per proteggere i membri della famiglia imperiale, i Medici al servizio della dinastia Sung 3, facevano aspirare loro, dal naso, croste secche di pustole del vaiolo di persone malate.

 

Nel XVII secolo, la variolizzazione si diffuse in Occidente. Gli abitanti del Caucaso – i Circassi – infettavano volontariamente le donne, per evitare che il vaiolo le sfigurasse, inoculando loro, sottocute, materiale prelevato dalle pustole di malati.

Successivamente, questa metodica si diffuse fino in Grecia ed in Tessaglia.

 

La scoperta scientifica della vaccinazione, come tecnica per sconfiggere le malattie infettive, e la sua affrancazione da puro empirismo, si devono a Edward Jenner (1746-1823), che in Inghilterra, alla fine del Settecento, si dedicò alla battaglia contro il vaiolo. L’intuizione del Medico inglese, che svolgeva la sua professione in campagna, a Berkeley, nel Gloucestershire, derivò dall’osservazione che, i contadini contagiati dal vaiolo bovino (cowpox), una volta superata la malattia, non si ammalavano della sua variante umana (smallpox), di gran lunga più grave. Egli intuì che l’organismo umano produceva una qualche sostanza, che lo rendeva immune da successivi contagi. 

 

 

Edward Jenner

 

Nel maggio 1796, Jenner prelevò, dalla pustola di una donna ammalata di cowpox, materiale purulento e lo iniettò nel braccio di un ragazzo di 8 anni, di nome James Phipps. Dopo alcuni mesi, inoculò al ragazzo pus vaioloso umano, ma, come da lui previsto, il virus non attecchì. James fu il primo essere umano a diventare immune al vaiolo, senza esserne mai stato ammalato.

 

In Italia, la vaccinazione fu introdotta dal Medico della Repubblica Cisalpina Luigi Sacco (1769-1836), nato a Varese, laureato a Pavia e primario dell’Ospedale Maggiore di Milano. Nel 1799 egli vaccinò sé stesso e poi cinque bambini con il pus raccolto da due vacche affette da cow-pox. A distanza di tempo, verificò l’avvenuta immunità sua e dei vaccinati, con l’innesto di vaiolo umano.

 

Dopo di ciò, nel 1806 erano state vaccinate più di 130.000 persone e, in breve, i vaccinati arrivarono a un milione e mezzo, riducendo drasticamente la mortalità da vaiolo. Il vaccino si diffuse poi anche nel Regno delle due Sicilie.

 

A Unità d’Italia avvenuta, la vaccinazione antivaiolosa fu resa obbligatoria per tutti i nuovi nati a partire dal 1888.

L’obbligo è stato abolito in Italia nel 1981, dopo che, nel maggio 1979, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, ha decretato eradicato il vaiolo dalla Terra.

 

 

Janet Parker: ultimo essere umano che morì di vaiolo

 

 

Profilassi dell’epatite A e vaccinazione

La profilassi dell’epatite A si basa sul rispetto delle più comuni norme igieniche e comportamentali, sulla vaccinazione e sull’immunizzazione passiva, tramite gammaglobuline standard o, meglio, specifiche (anticorpi contro il virus).

 

Quest’ultimo trattamento, quello con le immunoglobuline, che si definisce “immunoprofilassi passiva”, perché l’organismo riceve “passivamente” gli anticorpi e non si attiva a produrli. Essa è efficace nel produrre una immunità a breve termine (circa tre mesi), perché tale è la durata delle globuline nell’organismo umano.

L’immunoprofilassi passiva nasce dall’intuizione di inoculare, nel Paziente infetto e malato, gli anticorpi ricavati da un soggetto sano, che ha superato la malattia, producendo anticorpi, che si trovano nel suo siero.

I sieri immuni si possono ricavare da animali sani, immunizzati in seguito all’inoculazione di tossine o di anatossine, di veleni, di sospensioni microbiche o virali inattivate o di altro antigene specifico. 

 

 

Sieri immuni

 

 

Le immunoglobuline specifiche si ottengono dal siero immune per:

  • precipitazione frazionata
  • trattamento enzimatico
  • altri mezzi chimici o fisici.

 

I sieri immuni si presentano come liquidi limpidi, quasi inodori, incolori o lievemente giallastri, oppure come liofilizzati, costituiti da polvere di colore bianco o giallo pallido, facilmente solubile in acqua.

Le immunoglobuline, presenti nei sieri immuni, hanno la capacità specifica di produrre immunizzazione passiva, neutralizzando veleni o tossine batteriche oppure combinandosi con batteri, virus o altri antigeni, che sono stati usati per la preparazione dei sieri stessi.

La somministrazione endovenosa dei sieri immuni assicura un’immediata immunità, che può persistere per 2-3 settimane. Le altre vie di somministrazione hanno un effetto più lento.

 

Per il rischio di reazioni di ipersensibilità, ai sieri immuni vengono oggi preferite le immunoglobuline di origine umana. Infatti, la somministrazione di sieri immuni può indurre reazioni di tipo anafilattico con ipotensione, dispnea, orticaria, shock o, 7-10 giorni dopo l’iniezione, si può manifestare la cosiddetta malattia da siero, i cui sintomi sono febbre, vomito, diarrea, orticaria e, qualche volta, nefrite, miocardite, poliartrite, neurite e uveite.

 

 

I rischi della sieroprofilassi

 

 

Prima della somministrazione di un siero immune devono essere eseguiti test allergologici, tipo la somministrazione su scarificazione cutanea, per escludere una sensibilizzazione. Dopo l’iniezione di dosi massime, è consigliabile tenere il Paziente sotto osservazione e avere pronta disponibilità di misure di emergenza (es. adrenalina).

 

Le immunoglobuline umane si distinguono in:

  • normali o polivalenti
  • iperimmuni o specifiche (antirabica, antitetanica, ecc.).

 

  • Le prime contengono una varietà molto ampia di anticorpi, che sono il risultato di pregresse vaccinazioni e soprattutto di infezioni molto diffuse nella popolazione.
  • Le immunoglobuline specifiche contengono gli stessi anticorpi sopraddetti, ma uno di essi è almeno 5 volte più concentrato ed è ricavato da donatori di sangue appositamente immunizzati o convalescenti. 

 

 


Anticorpo

 

 

L’immunoglobulina umana normale è una preparazione liquida o liofilizzata, contenente non meno del 90% delle immunoglobuline G (95% di IgG e tracce di IgA ed IgM) insieme a piccole quantità di altre proteine.

La preparazione si ricava dal plasma, dal siero o dalle placente, congelate immediatamente dopo la raccolta.

Deve essere sterile e non contenere l’antigene dell’epatite B (HBsAG) né altri antigeni e deve risultare negativo alla ricerca dell’anticorpo dell’HIV.

La preparazione viene sterilizzata per filtrazione.

Può essere aggiunto un conservante antimicrobico alla preparazione liquida, ma non a quella liofilizzata.

La preparazione liquida di immunoglobulina descritta può contenere glicina 0,3 M (come stabilizzante) e un adatto conservante (timerosal).

 

L’immunoglobulina umana normale è disponibile in 3 preparazioni:

1) contenente una quantità di proteine pari al 15-18%, destinata all’uso i.m.

2) contenente una quantità di proteine pari al 3-6%, destinata all’uso e.v. (le IgG sono in forma monomerica e prive di attività anticomplemento)

3) Ig disaggregata umana. Questa è:

  • ottenuta per via enzimatica
  • destinata all’uso e.v.
  • costituita da frammenti Fab delle immunoglobuline della classe G.
  • non possiede azione anticomplementare e l’assenza di IgA evita il rischio di reazioni anafilattiche.

 

 

L’immunoprofilassi passiva dell’epatite A avviene con immunoglobuline specifiche

 

 

Vaccino

Il vaccino antiepatite-A è quello che si ottiene con un’“immunizzazione attiva”, inoculando nel corpo umano virus inattivati, contro i quali l’organismo produce anticorpi, e offre una protezione duratura (10-20 anni o più).

 

La vaccinazione antiepatite-A si dimostra particolarmente efficace, tanto da coprire quasi il 100% dei vaccinati.

 

Il vaccino, iniettato per via intramuscolare, solitamente nella regione deltoidea, necessita di un richiamo a distanza di 6 o 12 mesi. Gli effetti collaterali sono scarsi e per lo più locali: dolore nel sito di iniezione, raramente cefalea, malessere, nausea ed inappetenza.

 

 

Puntura intramuscolare nel deltoide

 

Il vaccino contro l’epatite A contiene virus inattivati, la cui azione è sostenuta da un sale d’alluminio. È disponibile singolo o combinato con il vaccino contro l’epatite B.

 

La vaccinazione contro l’epatite A prevede 2 dosi da somministrare con un intervallo di 6 mesi.

 

La vaccinazione combinata, contro l’epatite A e B (Twinrix), prevede 2 dosi intervallate da 6 mesi, se la persona vaccinata ha meno di 16 anni. Dai 16 anni compiuti sono necessarie 3 dosi, la seconda dopo 1 mese e la terza dopo 6 mesi.

 

Persone e Pazienti indicati per un’immunizzazione attiva (vaccino anti-epatite A):

  • Pazienti affetti da una malattia epatica cronica.
  • Viaggiatori con destinazione per Paesi con endemia da media a elevata.
  • Bambini originari di Paesi con media ed elevata endemia, che ritornano nel loro Paese per soggiorni temporanei.
  • Consumatori di droghe iniettabili.

 

 

Consumatori abituali di droghe

 

  • Persone a stretto contatto professionale con consumatori di droghe.
  • Persone a stretto contatto professionale con persone che provengono da Paesi con elevata endemia.
  • Persone addette alla manutenzione delle fognature e che lavorano nelle stazioni di depurazione delle acque.
  • Personale dei laboratori che lavora con il virus dell’epatite A.
  • Personale addetto alle cucine di alberghi o ristoranti.
  • Personale addetto alla cura e assistenza di Persone anziane

 

In prevenzione secondaria, cioè in caso di supposta e verosimile esposizione al virus, l’unica possibilità è l’inoculazione, entro i sette giorni successivi al presunto contagio, di immunoglobuline, cioè di anticorpi anti-epatite A, che dànno un periodo di circa tre mesi d’immunizzazione passiva.

 

In queste eventualità, da trattare “a posteriori”, la vaccinazione attiva, che prevede 2 dosi, non sarebbe appropriata, perché essa ha bisogno di più tempo per attivarsi, e, il virus, già contratto, potrebbe, nel frattempo, indurre la malattia.

 

Grado di protezione del vaccino contro l’epatite A

Il vaccino è sicuro, ben tollerato e immunogeno nel 99% dei vaccinati dopo la somministrazione di 2 dosi. L’efficacia del vaccino per la prevenzione dei sintomi dell’epatite A è del 95-100%. I rari casi di epatite A in persone vaccinate manifestano in genere sintomi attenuati. L’efficacia del vaccino può essere ridotta nelle persone anziane.

 

Effetti collaterali noti del vaccino contro l’epatite A

La vaccinazione contro l’epatite A è generalmente molto ben tollerata.

Può apparire una reazione locale (arrossamento, dolore, gonfiore) nel punto dell’iniezione. Reazioni come mal di testa, stanchezza o febbre sono più rare. Tutte queste reazioni scompaiono in 1-3 giorni.

Effetti collaterali gravi o complicazioni dopo la vaccinazione contro l’epatite A sono estremamente rari.

 

 

Tipi di vaccinazione

 

I vaccini anti-epatite A sono preparati a partire da colture cellulari, derivate da virus dell’epatite A, inattivati con formalina. Ci sono 2 vaccini antiepatite A (Havrix e Vaqta); entrambi sono disponibili in formulazione sia pediatrica che per adulti.

 

Siringa preriempita del vaccino Havrix (gentile concessione GlaxoSmithKline S.p.A.) 

 

Inoltre, è disponibile un vaccino che unisce sia vaccino contro l’epatite A che quello contro l’epatite B (Twinrix).

 

Indicazioni

Il vaccino contro l’epatite A è una vaccinazione di routine dell’infanzia (programma di vaccinazione raccomandato per le età 0-6 anni).

 

Il vaccino anti-epatite A è anche indicato quando è presente uno dei seguenti casi:

  • volontà di essere protetti contro l’epatite A in soggetti che non sono stati precedentemente vaccinati
  • viaggiare o lavorare in aree endemiche
  • esposizione professionale (per esempio chi lavora con i primati infetti da virus dell’epatite A o con il virus stesso in un laboratorio di ricerca)
  • omosessualità maschile
  • uso di droghe illegali (iniettabili in vena e non), come le metanfetamine
  • senzatetto
  • trattamento con fattori di coagulazione del sangue
  • malattia epatica cronica
  • disturbo del fattore della coagulazione
  • stretto contatto personale (per esempio, come i membri famigliari o una babysitter) con un figlio adottivo durante i primi 60 giorni dopo l’arrivo del bambino da un’area endemica
  • adulti sani ≤ 40 anni che sono stati recentemente esposti al virus dell’epatite A e adulti > 40 se non è possibile verificare la presenza dell’immunoglobulina dell’epatite A

 

Il vaccino combinato per epatite A e per epatite B può essere somministrato a persone di ≥ 18 anni che hanno indicazioni di dover effettuare il vaccino sia per l’epatite A che l’epatite B e che non sono state precedentemente vaccinate con una delle due componenti vaccinali.

 

 

Controindicazioni e precauzioni

La principale controindicazione per il vaccino anti-epatite A è l’allergia anafilattica, manifestatasi dopo una precedente somministrazione, oppure un’allergia grave verso una componente del vaccino.

 

La principale precauzione, prima di somministrare il vaccino contro l’epatite A, è quella di escludere una malattia grave o moderata, acuta, con o senza febbre. In tal caso la vaccinazione sarà rinviata fino a quando la malattia non si sarà risolta.

 

Effetti avversi dei vaccini per epatite A

Non sono stati descritti gravi effetti avversi.

Gli effetti lievi comprendono dolore, eritema, tumefazione, e occasionalmente, indurimento nel sito di inoculo.

 

Gravidanza

Molti altri vaccini inattivati non vengono raccomandati di routine durante la gravidanza, solo per motivi precauzionali; ma, non vi è alcuna prova che la gravidanza sia una controindicazione assoluta alla vaccinazione con altri vaccini inattivati.

 

Le raccomandazioni in merito all’uso del vaccino in gravidanza vengono fatte quando i benefici della protezione data dalla vaccinazione sono superiori ai rischi. Eliminando il rischio di esposizione a malattie prevenibili con le vaccinazioni durante la gravidanza (ad esempio modificando i piani di viaggio, evitando comportamenti ad alto rischio o esposizioni professionali) è al tempo stesso un’alternativa e strategia complementare alla vaccinazione.

 

I vaccini virali vivi attenuati sono invece controindicati nelle donne in gravidanza a causa del rischio ipotetico di danno al feto dovuto alla replicazione del virus vaccinico. Se un vaccino virale vivo attenuato viene inavvertitamente somministrato ad una donna in stato di gravidanza, o se una donna rimane incinta entro 28 giorni dalla vaccinazione, dovrebbe essere informata circa il potenziale effetto negativo per il feto, anche se ciò è estremamente improbabile.

 

Tuttavia, non c’è alcuna indicazione per un’interruzione della gravidanza se un vaccino vivo attenuato è stato inavvertitamente somministrato. Il vaccino contro la febbre gialla non è raccomandato nelle donne in gravidanza; tuttavia, qualora il viaggio in un paese a rischio per la febbre gialla sia inevitabile, dovrebbero essere valutati i rischi ed i benefici della vaccinazione contro la febbre gialla nonché le altre strategie per ridurre il rischio di contrarre la febbre gialla.

 

Conseguentemente, la vaccinazione per epatite A con virus inattivati non è raccomandata di routine. Può essere somministrata a donne in gravidanza, che viaggiano in zone di moderata ad alta endemicità o coloro che sono ad aumentato rischio di esposizione attraverso fattori di stile di vita, o in cui gli esiti gravi possono essere previsti (ad esempio preesistente malattia epatica).

 

C’ è qualche evidenza che la febbre possa essere teratogena; tuttavia, negli studi clinici la maggior parte dei vaccini inattivati, non sono associati ad un aumento dei tassi di incidenza della febbre negli adulti (rispetto al placebo).

 

 

Dose e somministrazione

La dose di vaccino anti epatite A è 0,5 mL intramuscolo fino all’età di 18 anni o 1 mL intramuscolo per gli adulti (età ≥ 19 anni).

 

Ai bambini viene effettuata una serie di 2 dosi, in genere la prima tra i 12 e i 23 mesi e la seconda a 6-18 mesi di distanza dalla prima.

 

Gli adulti ricevono il vaccino in 2 dosi, al tempo zero e dopo 6 / 12 mesi (Havrix) o al tempo zero e dopo 6 / 18 mesi (Vaqta).

 

Havrix è una sospensione iniettabile per uso intramuscolare per adulti e bambini di vaccino inattivato dell’epatite A.

 

Posologia e modalità di somministrazione:

  • adulti e adolescenti di età uguale o superiore a 16 anni: per l’immunizzazione primaria è sufficiente una singola dose da 1,0 ml di sospensione sterile.
  • Bambini e adolescenti di età compresa tra 1 anno e 15 anni inclusi: per l’immunizzazione primaria è sufficiente una singola dose da 0,5 ml di sospensione sterile.

 

Una copertura a lungo termine (oltre 25 anni) viene assicurata con un’ulteriore dose di HAVRIX, sia agli adulti che ai bambini, somministrata 6-12 mesi dopo la prima dose.

 

Allo scopo di mantenere una protezione continuativa, viene raccomandata, tra i 6 e i 12 mesi successivi alla prima dose, una dose di richiamo. Tuttavia, uno studio comparativo ha dimostrato che una seconda dose di richiamo, somministrata in ritardo di cinque anni, rispetto alla dose primaria, induce una protezione simile a quella ottenuta dalla somministrazione di una dose di richiamo a distanza di 6-12 mesi da quella primaria.

 

Modo di somministrazione

Havrix Adulti o Havrix Bambini devono essere somministrati per via intramuscolare nella regione deltoidea in adulti e bambini, nella regione antero–laterale della coscia nei bambini piccoli. Il vaccino non deve essere somministrato nella regione glutea.

Il vaccino non deve essere iniettato per via sottocutanea/intradermica, poiché l’utilizzo di queste vie di somministrazione può dar luogo ad una risposta anticorpale anti-HAV inferiore rispetto a quella ottimale.

Il vaccino deve essere agitato prima dell’uso, fino ad ottenere una sospensione biancastra leggermente opaca.

Havrix non deve mai essere somministrato per via endovenosa.

 

Havrix deve essere somministrato con cautela ai soggetti affetti da trombocitopenia o da disordini emorragici, poiché in questi soggetti si può verificare sanguinamento, a seguito di una somministrazione intramuscolare; in caso di somministrazione intramuscolare, pertanto, è necessario esercitare una pressione (senza sfregamento) per almeno due minuti sul sito di inoculo. In questa categoria di Pazienti, può essere presa in considerazione la somministrazione per via sottocutanea.

Come per qualunque altro vaccino, la somministrazione di Havrix deve essere rimandata nei soggetti con infezioni febbrili acute e gravi. Comunque, la presenza di infezioni di lieve entità non costituisce controindicazione alla vaccinazione.

 

È possibile che soggetti con epatite A in incubazione vengano vaccinati con Havrix; in questi casi non è sicuro che Havrix sia in grado di prevenire la malattia.

 

In Pazienti sottoposti ad emodialisi e nei soggetti immunodepressi si possono ottenere concentrazioni anticorpali inadeguate, dopo una singola dose di vaccino. In questi casi si possono rendere necessarie somministrazioni ripetute del vaccino.

 

Come per tutti i vaccini iniettabili, un trattamento medico appropriato deve essere sempre a disposizione in caso di eventuali reazioni anafilattiche conseguenti alla somministrazione del vaccino. Si può verificare sincope (svenimento) come risposta psicogena all’iniezione con ago. Essa può essere accompagnata da diversi segni neurologici quali disturbi visivi transitori, parestesia e movimenti tonico-clonici degli arti durante la fase di recupero. È importante che siano predisposte adeguate procedure per evitare lesioni conseguenti allo svenimento. 

 

 

Vaccino anti-epatite A, dose pediatrica e dose per adulti (gentile concessione GlaxoSmithKline S.p.A.)

 

 

Havrix può essere somministrato a soggetti con infezione da HIV.

La sieropositività contro l’epatite A non costituisce controindicazione.

 

 

Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione.

 

È improbabile che la contemporanea somministrazione di Havrix con altri vaccini di tipo inattivato provochi una interferenza nella risposta immunitaria.

Havrix può essere somministrato in concomitanza con uno qualsiasi dei seguenti vaccini: febbre gialla, tifo, colera (iniettabile), tetano, epatite B o con vaccini monovalenti e vaccini di combinazione composti da morbillo, parotite, rosolia e varicella. La somministrazione concomitante di immunoglobuline non interferisce con la risposta immunitaria indotta da Havrix.

 

Quando è necessaria la somministrazione concomitante di Havrix con altri vaccini o con immunoglobuline si consiglia di procedere utilizzando siringhe e siti di iniezione diversi.

 

Non sono disponibili dati sufficienti nell’uomo sull’uso in gravidanza e neppure sufficienti dati negli animali in studi di riproduzione.

 

Havrix Adulti, come tutti i vaccini virali inattivati, non dovrebbe essere considerato rischioso per il feto; tuttavia la vaccinazione con Havrix Adulti durante la gravidanza può essere presa in considerazione, solo se strettamente necessaria.

 

Allattamento

Non sono disponibili dati sufficienti nell’uomo sull’uso durante l’allattamento e neppure sufficienti dati negli animali in studi di riproduzione.

Sebbene il rischio sia considerato trascurabile, Havrix dovrebbe essere somministrato durante l’allattamento solo se strettamente necessario.

 

Effetti indesiderati

Il profilo di sicurezza presentato di seguito si basa su dati raccolti da più di 5300 soggetti. Le frequenze per dose sono definite come di seguito:

 

Molto comune: ≥ 10% Comune: ≥ 1% e < 10% Non comune: ≥ 0,1% e < 1%

Raro: ≥ 0,01% e < 0,1% Molto raro: < 0,01%

 

Infezioni ed infestazioni

Non comune: infezione del tratto respiratorio superiore, rinite

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Comune: perdita di appetito

 

Disturbi psichiatrici

Molto comune: irritabilità

 

Patologie del sistema nervoso

Molto comune: cefalea. Comune: sonnolenza

Non comune: vertigini

Raro: ipoestesia, parestesia

 

Patologie gastrointestinali

Comune: sintomi gastrointestinali (quali diarrea, nausea, vomito)

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Non comune: rash

Raro: prurito

 

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Non comune: mialgia, rigidità muscolare

 

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Molto comune: dolore e rossore al sito di iniezione, affaticamento

 

Comune: malessere, febbre (≥37,5°C), reazione al sito di iniezione (come gonfiore e indurimento) Non comune: sintomi simil influenzali

Raro: brividi

 

Dati di post-marketing

Disturbi del sistema immunitario

Anafilassi, reazioni allergiche incluse reazioni anafilattoidi e tipo malattia da siero

 

Patologie del sistema nervoso. Convulsioni.

Patologie vascolari. Vasculiti.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Edema angioneurotico, orticaria, eritema multiforme.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Artralgia.

 

 

Efficacia

Havrix protegge contro l’epatite A inducendo specifici anticorpi anti-HAV.

 

In studi clinici, nel 99% dei vaccinati era presente sieroconversione 30 giorni dopo la prima dose. In un sottogruppo di studi clinici dove è stata studiata la cinetica della risposta immunitaria, è stata dimostrata una più precoce e rapida sieroconversione dopo la somministrazione di una singola dose di Havrix nel 79% dei vaccinati al 13° giorno, nell’86,3% al 15° giorno, nel 95,2% al 17° giorno e nel 100% al 19° giorno. Questo risultato viene raggiunto in un tempo più breve rispetto al periodo medio di incubazione dell’epatite A (4 settimane).

 

L’efficacia di Havrix è stata valutata in differenti situazioni epidemiche interessanti i seguenti paesi: Alaska, Slovacchia, USA, UK, Israele e Italia. Questi studi hanno dimostrato che la vaccinazione con Havrix ha determinato il termine dell’epidemia. Una copertura vaccinale pari all’80% ha determinato il termine delle epidemie entro 4-8 settimane.

 

 

In California il vaccino per l’epatite A stroncò un’epidemia

 

Una copertura a lungo termine (oltre 25 anni) viene assicurata con un’ulteriore dose di Havrix Adulti o Havrix Bambini, somministrata 6-12 mesi dopo la prima dose. Negli studi clinici, virtualmente tutti i vaccinati risultavano sieropositivi a distanza di un mese dalla dose di richiamo.

 

Tuttavia, se la dose di richiamo non è stata somministrata tra i 6 e i 12 mesi successivi alla prima somministrazione, il richiamo può essere dilazionato sino a 5 anni.

 

Uno studio comparativo ha dimostrato che una seconda dose di richiamo, somministrata in ritardo di 5 anni rispetto alla dose primaria, induce una protezione simile a quella ottenuta dalla somministrazione di una dose di richiamo a distanza di 6-12 mesi da quella primaria.

 

In due studi è stata valutata la persistenza a lungo termine dei titoli anticorpali dell’epatite A dopo due dosi di Havrix Adulti somministrate separatamente a distanza di 6 mesi (studio HAV-123) e a distanza di 12 mesi (studio HAV-112).

L’applicazione di un modello matematico ha consentito di stimare il mantenimento di una sieropositività ≥95% a 25 anni e ≥90% a 30 anni.

 

I dati attualmente disponibili non supportano la necessità di vaccinazioni di richiamo tra i soggetti immunocompetenti dopo un ciclo di vaccinazione a 2 dosi.

 

In uno studio italiano, condotto sull’uomo, è stata dimostrata l’efficacia del vaccino in post esposizione, se somministrato entro 1 settimana dal contatto con il caso di epatite.

 

In uno studio su soggetti emofilici è stata dimostrato che la somministrazione sottocutanea del vaccino risulta immunogena e ben tollerata. Considerato il rischio di sanguinamento di questi soggetti a seguito di iniezioni intramuscolo, può essere ritenuta valida la somministrazione del vaccino per via sottocutanea.

 

Dati preclinici di sicurezza.

È stato condotto uno studio su 8 primati contagiati con un ceppo eterologo virulento di epatite A vaccinati 2 giorni dopo il contagio. Tale vaccinazione post-esposizione ha assicurato una totale protezione degli animali.

 

Eccipienti

aminoacidi per preparazioni iniettabili, sodio fosfato bibasico, potassio fosfato monobasico, polisorbato 20, potassio cloruro, sodio cloruro, acqua per preparazioni iniettabili.

Residui: neomicina solfato (Havrix Bambini: meno di 10ng e Havrix Adulti: meno di 20ng)

 

Incompatibilità

Havrix Adulti o Havrix Bambini non devono essere mescolati ad altri vaccini nella stessa siringa.

 

 

Vaqta

È una sospensione iniettabile, in siringa preriempita, di vaccino contro l’epatite A, inattivato, adsorbito.

 

VAQTA 25 U/0,5 ml è una sospensione iniettabile in siringa preriempita. È un vaccino contro l’epatite A, inattivato, adsorbito.

 

Formulazione per bambini e adolescenti

Composizione qualitativa e quantitativa

Una dose (0,5 ml) contiene: Virus dell’epatite A (ceppo CR 326F) (inattivato)1, 2 = 25 U

Esso è:

  1. Prodotto su cellule diploidi di fibroblasti umani.
  2. Adsorbito su Alluminio idrossifosfato solfato amorfo.

 

Indicazioni terapeutiche

VAQTA (25U/0,5 ml) è indicato per la profilassi attiva, prima dell’esposizione alla malattia, causata dal virus dell’epatite A. VAQTA (25 U/0,5 ml) è indicato per individui sani di età compresa tra 12 mesi e 17 anni che sono a rischio di contagio o diffusione dell’infezione o nei quali l’eventuale infezione può costituire un fattore di rischio per la vita (ad esempio soggetti affetti da epatite C con diagnosi di malattia epatica). 

 

Vaqta siringa preriempita da 1 ml/50 U è la posologia per adulti (età superiore a 18 anni) (gentile concessione MSD Italia S.r.l.) 

 

 

L’impiego di VAQTA deve essere basato sulle raccomandazioni ufficiali.

 

Per una risposta anticorpale ottimale, l’immunizzazione primaria deve essere eseguita almeno 2 e preferibilmente 4 settimane prima della prevista esposizione al virus dell’epatite A.

 

Posologia e modo di somministrazione

Posologia

Il protocollo di vaccinazione consiste in una prima dose ed una seconda dose di richiamo somministrate secondo il seguente schema:

Prima dose:

agli individui di età compresa tra 12 mesi e 17 anni va somministrata una singola dose di vaccino da 0,5 ml (25U) alla data prestabilita.

La sicurezza e l’efficacia nei bambini di età inferiore ai 12 mesi non è stata stabilita.

Dose di richiamo:

gli individui che hanno ricevuto una prima dose tra i 12 mesi e i 17 anni di età, devono ricevere una dose di richiamo da 0,5 ml (25U) a distanza di 6/18 mesi dalla prima dose.

 

Gli anticorpi contro il virus dell’epatite A (HAV) persistono per almeno 10 anni dopo la somministrazione della seconda dose (richiamo).

 

Intercambiabilità della dose di richiamo:

una dose di richiamo di VAQTA può essere somministrata in un periodo compreso tra 6 e 12 mesi dalla somministrazione della prima dose di altri vaccini inattivati contro l’epatite A, come evidenziato dai dati ottenuti su soggetti adulti di età compresa tra 18 e 83 anni.

 

Modo di somministrazione

VAQTA deve essere somministrato per via intramuscolare. Il muscolo deltoideo è il sito preferito per l’iniezione. La regione anterolaterale della coscia può essere impiegata per la somministrazione del vaccino, qualora il muscolo deltoide non sia sufficientemente sviluppato. Il vaccino non deve essere somministrato per via sottocutanea o intradermicapoiché attraverso tali vie di somministrazione la risposta può risultare meno efficace.

 

Per individui con disordini della coagulazione e che sono a rischio di emorragia in seguito ad iniezioni intramuscolari (per esempio emofilici), possono essere prese misure differenti come la somministrazione intramuscolare dopo terapia antiemofilica o altra terapia simile, o l’applicazione di una pressione. In questa categoria di pazienti, il vaccino può essere somministrato per via sottocutanea.

 

VAQTA non deve essere somministrato per via endovenosa.

 

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti del vaccino.

La vaccinazione deve essere posticipata nei soggetti con gravi infezioni febbrili in corso.

 

Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

Non devono essere somministrate ulteriori dosi di vaccino ai soggetti che hanno manifestato sintomi indicativi di una reazione di ipersensibilità in seguito ad una precedente somministrazione di VAQTA.

 

Prestare attenzione quando si somministra il vaccino a soggetti sensibili al lattice, poiché il pistone ed il cappuccio di protezione della siringa contengono lattice di gomma naturale secca, che può causare reazioni allergiche.

 

La possibilità di effettuare un test qualitativo per gli anticorpi contro l’epatite A prima di eseguire la vaccinazione deve basarsi sulla probabilità di una precedente infezione da virus dell’epatite A in Pazienti che sono cresciuti in aree ad alta endemicità e/o con un’anamnesi di ittero.

 

VAQTA non genera una protezione immediata contro l’epatite A e può essere necessario un periodo compreso tra 2 e 4 settimane prima che gli anticorpi siano rilevabili.

 

 

A causa del lungo periodo di incubazione dell’epatite A (da 20 a 50 giorni circa), è possibile che l’infezione sia già avvenuta al momento della somministrazione del vaccino. In tali soggetti la vaccinazione può non prevenire la malattia.

 

Come per qualsiasi altro vaccino, è necessario avere a disposizione farmaci idonei, inclusa l’epinefrina (adrenalina), per il trattamento immediato in caso di eventuale reazione anafilattica o anafilattoide.

 

Questo vaccino può contenere tracce di formaldeide e neomicina utilizzate durante il processo di produzione.

 

Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

Se VAQTA viene somministrato a soggetti affetti da neoplasie o in trattamento con farmaci immunosoppressori o a soggetti comunque immunocompromessi la risposta immunitaria attesa può non essere ottenuta.

 

Esposizione nota o presunta all’HAV/Viaggi verso aree endemiche Uso concomitante con le immunoglobuline

 

Per soggetti che richiedono una profilassi successiva all’esposizione o una protezione combinata immediata ed a lungo termine (per esempio viaggiatori in partenza, a breve scadenza, per aree endemiche), VAQTA può essere somministrato contemporaneamente con le immunoglobuline (IG), nei Paesi in cui le IG sono disponibili, impiegando siti di iniezione e siringhe separati. Comunque, è probabile che i titoli anticorpali così ottenuti risultino inferiori a quelli indotti dal vaccino somministrato da solo. La rilevanza clinica di questa osservazione non è stata stabilita.

 

Uso concomitante di VAQTA con altri Vaccini

La risposta all’epatite A è risultata simile quando VAQTA è stato somministrato da solo o in concomitanza ai vaccini contro morbillo, parotite, rosolia, varicella, antipneumococco 7-valente coniugato, antipolio inattivato, a vaccini contenenti il tossoide difterico, tetanico, la pertosse acellulare, o Haemophilus Influenzae di tipo b. Le risposte a morbillo, parotite, rosolia, varicella, antipneumococcico coniugato 7- valente, antipolio inattivato, tossoide difterico, tossoide tetanico, pertosse acellulare ed Haemophilus Influenzae di tipo b non sono state influenzate dalla somministrazione concomitante di VAQTA. Studi in adulti di età compresa tra 18 e 54 anni hanno dimostrato che VAQTA può essere somministrato in concomitanza con i vaccini contro la febbre gialla e antitifico polisaccaridico.

 

VAQTA non deve essere miscelato nella stessa siringa con altri vaccini. Ove sia necessaria una contemporanea somministrazione, questa deve avvenire in siti diversi di iniezione e devono essere utilizzate siringhe diverse per ciascun vaccino.

 

Gravidanza e allattamento

Non sono stati effettuati studi sugli effetti di VAQTA sulla riproduzione animale.

Non è noto se VAQTA possa provocare danni al feto, se somministrato in gravidanza, o possa influenzare la capacità di riproduzione. VAQTA deve essere evitato in gravidanza a meno che, in presenza di rischio elevato di epatite A, il Medico non ritenga che i possibili benefici della vaccinazione siano superiori ai rischi per il feto.

 

Non è noto se VAQTA venga escreto con il latte materno, così come non sono stati studiati gli effetti di VAQTA nei bambini allattati, al seno da madri, alle quali era stato somministrato VAQTA. Pertanto, VAQTA deve essere usato con cautela nelle donne che allattano.

 

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza

Bambini di età compresa fra i 12 e i 23 mesi

In 5 studi clinici combinati, 4.374 bambini di età compresa tra 12 e 23 mesi hanno ricevuto una o due dosi da 25U di VAQTA. Di questi 4.374 bambini che hanno ricevuto VAQTA, 3.885 (88,8%) hanno ricevuto due dosi di VAQTA, e 1.250 (28,6%) hanno ricevuto VAQTA in concomitanza con altri vaccini.

I bambini sono stati monitorati per la comparsa di febbre alta e reazioni avverse al sito di iniezione nei 5 giorni successivi alla vaccinazione e, per la comparsa di reazioni avverse sistemiche, inclusa la febbre, nei 14 giorni successivi alla vaccinazione.

In 3 dei 5 Protocolli, che hanno specificatamente monitorato l’eritema, il dolore/dolorabilità e il gonfiore al sito di iniezione, giornalmente dal giorno 1 al giorno 5 successivo alla vaccinazione, la reazione avversa più frequentemente riportata al sito d’iniezione, dopo una qualsiasi dose di VAQTA, è stata dolore/dolorabilità al sito d’iniezione.

Le più comuni reazioni avverse sistemiche osservate in coloro che hanno ricevuto solamente VAQTA sono state febbre e irritabilità. I dati derivanti dai 5 protocolli sono stati combinati, in quanto sono stati utilizzati metodi simili per la raccolta degli eventi avversi sistemici.

 

Bambini/Adolescenti (età compresa fra i 2 e i 15 anni)

In uno studio condotto in 29.595 bambini sani (≥ a 2 anni di età) e adolescenti a cui sono state somministrate 1 o può dosi di vaccino dell’epatite A, i soggetti sono stati monitorati per la comparsa di febbre alta e reazioni avverse al sito di iniezione nei 5 giorni successivi alla vaccinazione, per la comparsa di reazioni avverse sistemiche, inclusa la febbre, nei 14 giorni successivi alla vaccinazione. Le reazioni al sito di iniezione, generalmente leggero e temporaneo, sono stati gli eventi avversi più frequentemente riportati. Le reazioni avverse, riportate come vaccino-correlate, sono raggruppate sotto categorie di frequenza, sulla base della seguente convenzione:

 

Molto comune: (≥1/10); Comune: (≥1/100, <1/10); Non comune: (≥1/1.000, <1/100); Raro: (≥1/10.000, <1/1.000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili)

 

Bambini di età compresa fra i 12 e i 23 mesi

 

Classe Organo-sistemica / Frequenza / Reazioni avverse

 

Patologie del sistema emolinfopoietico. Non nota Trombocitopenia.

 

Disturbi del sistema immunitario. Raro Allergie multiple.

 

Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Non comune Diminuzione dell’appetito, Anoressia.

Raro Disidratazione.

 

Disturbi psichiatrici. Non comune Insonnia, Irrequietezza.

Raro Agitazione, Nervosismo, Fobia, Urla, Disturbi del sonno.

 

Patologie del sistema nervoso.

Non comune.  Sonnolenza, Pianto, Letargia, -Ipersonnia, Scarsa qualità del sonno.

Raro Vertigini, Cefalea, Atassia.

Non noto. Sindrome di Guillain-Barré

 

Patologie dell’occhio.

Raro Croste sul margine palpebrale.

 

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche.

Non comune Rinorrea, Tosse, Congestione nasale

Raro Congestione delle vie respiratorie, Starnuti, Asma, Rinite allergica, Dolore orofaringeo

 

Patologie gastrointestinali

Comune Diarrea.

Non comune Vomito.

Raro Flatulenza, Distensione addominale, Dolore nella parte superiore dell’addome, Feci scolorite, Frequenti movimenti intestinali, Nausea, Disturbi di stomaco, Costipazione, Eruttazione, Rigurgito infantile

 

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo.

Non comune Rash, Dermatite da pannolino

Raro Orticaria, Sudorazione fredda, Eczema, Eritema generalizzato, Rash papulare, Bolle, Eritema, Rash generalizzato, Infiammazione cutanea, Iperidrosi, Pelle calda

 

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo.

Raro Sinovite

 

Disordini generali ed alterazioni del sito di somministrazione.

Molto comune Dolore, dolorabilità al sito di iniezione, Eritema al sito di iniezione

Comune Gonfiore al sito di iniezione, Febbre, Irritabilità, Calore al sito di iniezione, Ecchimosi al sito di iniezione

Non comune Ematoma al sito di iniezione, Nodulo al sito di iniezione, Malessere, Rash al sito di iniezione

Raro Dolore, Emorragia al sito di iniezione, Prurito al sito di iniezione, Sensazione di disagio, Affaticamento, Disturbi dell’andatura, Depigmentazione al sito di iniezione, Papula al sito di iniezione, Orticaria al sito di iniezione, Sensazione di calore

 

Proprietà farmacodinamiche.

 

VAQTA contiene un ceppo virale inattivato, ottenuto attraverso una serie di passaggi successivi da un ceppo attenuato validato. Il virus viene tenuto in coltura, raccolto, altamente purificato, inattivato con formalina ed infine adsorbito su Alluminio idrossifosfato solfato amorfo.

 

Efficacia di VAQTA: Studio Clinico di Monroe

Studi clinici hanno mostrato tassi di sieroconversione del 96% in bambini di circa 12 mesi di età, entro le 6 settimane successive alla somministrazione della prima dose raccomandata ed una sieroconversione del 97% in bambini (di età pari o superiore ai 2 anni) ed adolescenti, ottenuta entro le 4 settimane successive alla somministrazione della prima dose raccomandata. Dopo la somministrazione di una singola dose di VAQTA, è stata dimostrata una correlazione tra sieroconversione e protezione clinica contro l’epatite A. L’efficacia protettiva è stata dimostrata, dopo una singola dose di VAQTA, somministrata a 1.037 bambini ed adolescenti di età compresa tra 2 e 16 anni, facenti parte di una comunità degli Stati Uniti, nella quale si sono avute ricorrenti epidemie di Epatite A (Studio di Efficacia di Monroe). La sieroconversione venne raggiunta in più del 99% dei vaccinati entro 4 settimane dalla vaccinazione. L’efficacia protettiva di una singola dose di VAQTA, prima della esposizione, è risultata del 100% a partire da due settimane dopo la vaccinazione. Una dose di richiamo fu somministrata 6, 12 o 18 mesi dopo la prima dose, alla maggior parte dei vaccinati. L’efficacia del VAQTA in questa comunità è stata dimostrata dal fatto che, dopo 9 anni dalla fine dello studio, non è stato osservato alcun caso di epatite A nei soggetti vaccinati.

 

La permanenza della memoria immunologica è stata evidenziata attraverso una evidente risposta anticorpale anamnestica ad una dose di richiamo somministrata da 6 a 18 mesi dopo la prima dose a bambini (di età pari o superiore ai 2 anni) ed adolescenti. Ad oggi, nei vaccinati dello studio di efficacia di Monroe, monitorati per un periodo fino a 9 anni, non si è manifestato nessun caso di epatite A clinicamente confermato a partire dal cinquantesimo giorno successivo alla vaccinazione.

 

Studi di immunogenicità in bambini di età compresa tra 12 e 23 mesi

In tre studi clinici combinati che hanno valutato l’immunogenicità, 1.022 soggetti, inizialmente sieronegativi, hanno ricevuto 2 dosi di VAQTA, somministrato da solo o in concomitanza con altri vaccini (vaccino combinato tossoide difterico- tossoide tetanico- pertosse acellulare e/o vaccino anti Haemophilus influenzae di tipo b e/o vaccino combinato morbillo-parotite-rosolia-varicella e/o vaccino combinato morbillo-parotite- rosolia e/o vaccino antivaricella e/o vaccino anti-pneumococcico 7-valente coniugato). La sieroconversione è stata raggiunta nel 99,9% dei soggetti inizialmente sieronegativi. Non sono state osservate differenze significative quando i vaccini sono stati somministrati separatamente o in concomitanza.

 

Impiego in bambini con anticorpi materni contro l’epatite A

In uno studio sull’utilizzo concomitante, a bambini di 12 e di 18 mesi circa di età è stato somministrato VAQTA (25U) con e senza la contemporanea somministrazione di altri vaccini pediatrici. Dopo ogni singola dose di VAQTA (25U), i titoli anticorpali contro l’epatite A osservati nei bambini inizialmente sieropositivi all’epatite A, erano comparabili a quelli osservati nei bambini inizialmente sieronegativi all’epatite A. Questi dati suggeriscono che la presenza di anticorpi materni contro l’epatite A nei bambini di circa 12 mesi di età non influisce sulla risposta immunitaria a VAQTA.

 

Persistenza anticorpale

In studi condotti su bambini (di età pari o superiore a 2 anni) e su adolescenti sani, che avevano ricevuto una dose iniziale da 25U di VAQTA al giorno 0 ed una successiva dose da 25U a distanza di 6/18 mesi, la risposta anticorpale contro l’epatite A ha dimostrato di permanere per almeno 10 anni. La media geometrica dei titoli (GMTs) tende a diminuire nel tempo. La media geometrica dei titoli (GMT) diminuiva nei primi 5-6 anni, ma tendeva a plateau entro i 10 anni.

 

Dati derivanti da studi a lungo termine, fino a 10 anni, sulla persistenza degli anticorpi contro l’epatite A, condotti dopo la somministrazione di 2 dosi di VAQTA in soggetti sani e immunocompetenti di età fino a 41 anni, consentono di prevedere, sulla base di modelli matematici, che almeno il 99% dei soggetti rimarrà sieropositivo (>10 m UI di anticorpi anti-epatite A/ml) per almeno 25 anni dopo la vaccinazione.

 

Sulla base di tale analisi, non sembra necessaria la somministrazione di una vaccinazione aggiuntiva, dopo il completamento del ciclo vaccinale a 2 dosi. In ogni caso, la decisione di somministrare una dose addizionale di vaccino deve tener conto del rapporto rischio/beneficio per l’individuo.

 

Studi di sicurezza dopo l’immissione in commercio

 

In uno studio di sicurezza post-marketing, eseguito attraverso un’organizzazione sanitaria americana, un totale di 12.523 individui di età compresa fra 2 e 17 anni hanno ricevuto 1 o 2 due dosi di VAQTA.

La sicurezza del vaccino è stata monitorata attraverso l’esame della documentazione medica sulla quale venivano registrate tutte le visite eseguite in pronto soccorso, negli ambulatori nonché il numero dei ricoveri e delle morti. Sui 12.523 soggetti, inclusi nello studio, non è stato riscontrato alcun evento avverso grave, attribuibile al vaccino. Non è stato riscontrato alcun evento avverso non grave, attribuibile al vaccino, nelle visite ambulatoriali dei Pazienti. Non è stato riportato alcun evento avverso, attribuibile al vaccino, che non fosse già riportato negli studi clinici precedenti condotti con VAQTA.

 

Agli adulti può essere somministrato il vaccino per l’epatite A in combinazione con quello per l’epatite B con una schedula di tre dosi: a 0, 1, e 6 mesi. La prima e la seconda dose devono essere separate da ≥ 4 settimane, mentre la seconda e la terza da ≥ 5 mesi. In alternativa, il vaccino può essere somministrato con una schedula di 4 dosi: nei giorni 0, 7 e tra il giorno 21 a 30, seguite da un richiamo a 12 mesi dopo la prima dose.

 

Twinrix

 

 

Twinrix è il vaccino sia per epatite A che per epatite B (gentile concessione GlaxoSmithKline Biologicals) 

 

Che cos’e il twinrix e a che cosa serve.

È indicato per l’utilizzo in adulti e adolescenti non immuni a partire dai 16 anni di età, esposti al rischio di contrarre l’infezione da virus dell’epatite A e dell’epatite B.

 

Composizione qualitativa e quantitativa.

Virus inattivato dell’epatite A 720 Unità ELISA + Antigene di superficie ricombinante (proteina S) del virus dell’epatite B 20 microgrammi adsorbito su alluminio ossido idrato Totale: 0,05 milligrammi  adsorbito su alluminio fosfato e prodotto da cellule di lievito modificate tramite ingegneria genetica (Saccharomyces cerevisiae)

Forma farmaceutica Sospensione per uso iniettabile in siringa preriempita.

 

Indicazioni terapeutiche Twinrix Adulti: è indicato per l’utilizzo in adulti e adolescenti non immuni a partire dai 16 anni di età, esposti al rischio di contrarre l’infezione da virus dell’epatite A e dell’epatite B.

 

 

La vaccinazione per epatiti A e B è indicata per i viaggi in Paesi ad elevate endemia

 

Posologia

Dosaggio

Si consiglia una dose da 1,0 ml negli adulti e negli adolescenti a partire dai 16 anni di età.

 

Programma di vaccinazione primaria

Il ciclo standard di vaccinazione primaria con Twinrix Adulti consiste di tre dosi, la prima somministrata alla data stabilita, la seconda un mese più tardi e la terza sei mesi dopo la prima dose.

 

 

Twinrix dosaggio per adulti

 

In circostanze eccezionali, in adulti, quando la partenza per un viaggio viene anticipata entro un mese o più dall’inizio del ciclo di vaccinazione, e non è disponibile sufficiente tempo per permettere il completamento della schedula standard a 0, 1, 6 mesi, può essere utilizzata una schedula di tre iniezioni intramuscolari a 0, 7 e 21 giorni. Nel caso venga applicato questo schema di trattamento, si raccomanda la somministrazione di una quarta dose 12 mesi dopo la prima. Il programma vaccinale raccomandato deve essere rispettato. Il ciclo di vaccinazione primaria, una volta iniziato, deve essere completato con lo stesso vaccino.

 

Dose di richiamo

Dati di persistenza anticorpale a lungo termine a seguito di vaccinazione con Twinrix Adulti sono attualmente disponibili fino a 60 mesi dalla vaccinazione. I titoli anticorpali anti-HBs e anti-HAV, registrati a seguito del ciclo di vaccinazione primaria con il vaccino combinato, sono nel <range> di quanto è stato osservato a seguito della vaccinazione con i vaccini monovalenti. Anche la cinetica di scomparsa degli anticorpi è analoga.

Linee guida generali per vaccinazioni di richiamo possono tuttavia essere ricavate dall’esperienza con i vaccini monovalenti.

 

Epatite B

La necessità di una dose di richiamo di vaccino anti-epatite B in soggetti sani, che hanno ricevuto un ciclo di vaccinazione primaria completo, non è stata stabilita; tuttavia alcuni programmi ufficiali di vaccinazione attualmente includono la raccomandazione per una dose di richiamo (booster) di vaccino anti-epatite B: tale raccomandazione deve essere seguita.

 

Per alcune categorie di soggetti o pazienti esposti al virus dell’epatite B (ad esempio: Pazienti sottoposti ad emodialisi o Pazienti immunocompromessi) deve essere considerato un approccio cautelativo per assicurare un livello protettivo di anticorpi (310 UI/l).

 

Epatite A

Non è ancora completamente stabilito se individui immunocompetenti che hanno risposto alla vaccinazione anti-epatite A richiedano dosi di richiamo, in quanto la memoria immunologica può assicurare una protezione in assenza di anticorpi rilevabili. Le linee guida per i richiami delle vaccinazioni si basano sul presupposto che, per assicurare una protezione, è richiesto un livello minimo di anticorpi; per gli anticorpi anti-epatite A è stata prevista una persistenza di almeno 10 anni. In situazioni dove è consigliabile una dose di richiamo di vaccino anti-epatite A e anti-epatite B, può essere somministrato Twinrix Adulti. In alternativa, a soggetti già vaccinati con Twinrix Adulti, può essere somministrata una dose di richiamo di ciascun vaccino monovalente.

 

Modo di somministrazione

Twinrix Adulti è indicato per iniezione intramuscolare, preferibilmente nella regione deltoidea, fatta eccezione per i Pazienti affetti da trombocitopenia o da alterazioni della coagulazione, nei quali si consiglia la somministrazione del vaccino per via sottocutanea. Comunque, questa via di somministrazione può dare una risposta immunitaria al vaccino inferiore a quella ottimale.

 

Controindicazioni

Twinrix Adulti non deve essere somministrato a soggetti con ipersensibilità nota ai componenti del vaccino o a soggetti che hanno mostrato segni di ipersensibilità, dopo precedente somministrazione di Twinrix Adulti o dei vaccini monovalenti antiepatite A o antiepatite B. Come per qualunque altro vaccino, la somministrazione di Twinrix Adulti deve essere rimandata nei soggetti affetti da malattie febbrili acute. Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso è possibile che alcuni soggetti si trovino nel periodo di post-esposizione dell’infezione da virus di epatite A o di epatite B al momento della vaccinazione. Non è noto se Twinrix Adulti, in tali casi, possa prevenire l’epatite A e l’epatite B. Il vaccino non previene l’infezione causata da altri agenti come epatite C ed epatite E ed altri agenti patogeni che notoriamente infettano il fegato. Twinrix Adulti non è consigliato per la profilassi post-esposizione (es.: lesioni da punture di ago).

Il vaccino combinato non è stato studiato in Pazienti con sistema immunitario compromesso. In Pazienti emodializzati e soggetti con sistema immunitario compromesso, è possibile che dopo il ciclo di vaccinazione primario non vengano raggiunti titoli anticorpali anti-HAV e anti-HBs adeguati, e tali pazienti possono quindi richiedere la somministrazione di ulteriori dosi di vaccino.

 

Come per tutti i vaccini iniettabili, in caso di rara reazione anafilattica conseguente alla somministrazione del vaccino, devono essere sempre immediatamente disponibili trattamento e assistenza medica adeguati. L’inoculazione intradermica o la somministrazione intramuscolare nel gluteo devono essere evitate in quanto possono causare una risposta non ottimale al vaccino. Comunque, eccezionalmente, Twinrix Adulti può essere somministrato per via sottocutanea nei soggetti affetti da trombocitopenia o da alterazioni della coagulazione, poiché in tali soggetti può manifestarsi emorragia a seguito della somministrazione intramuscolare.

 

TWINRIX Adulti non deve mai essere somministrato per via intravascolare. Il tiomersal (un composto organico del mercurio) è stato utilizzato durante il processo di fabbricazione di questo medicinale e suoi residui sono presenti nel prodotto finale. Possono quindi verificarsi reazioni di sensibilizzazione.

 

Interazioni

Non sono disponibili dati relativi alla concomitante somministrazione di Twinrix Adulti con immunoglobuline specifiche per l’epatite A o per l’epatite B. Tuttavia, quando i vaccini monovalenti anti-epatite A e anti-epatite B sono stati somministrati in concomitanza con immunoglobuline specifiche non è stata osservata alcuna influenza sulla sieroconversione, sebbene si possono riscontrare titoli anticorpali più bassi. Anche se la contemporanea somministrazione di Twinrix Adulti e di altri vaccini non è stata specificatamente studiata, non si prevedono interazioni se si utilizzano siringhe e siti di iniezione diversi. Si presume che in Pazienti in trattamento con farmaci immunosoppressori o in Pazienti affetti da immunodeficienza, sia possibile che non venga raggiunta una risposta adeguata.

 

Gravidanza

L’effetto di Twinrix Adulti sullo sviluppo fetale non è stato valutato. Tuttavia, come per tutti i vaccini inattivati, non si prevedono rischi per il feto. Twinrix Adulti deve essere usato in gravidanza solo in caso di evidente rischio di infezione da epatite A e da epatite B.

Allattamento

L’effetto sui bambini allattati da madri alle quali sia somministrato Twinrix Adulti non è stato valutato in studi clinici. Pertanto Twinrix Adulti deve essere somministrato con cautela nelle donne che allattano.

 

Effetti indesiderati

Durante gli studi clinici, gli eventi avversi più comunemente riportati sono stati reazioni al sito di iniezione, inclusi dolore, rossore e gonfiore. La frequenza viene riportata come:

Molto comuni > 10% Comuni > 1% e < 10% Non comuni > 0,1% e < 1% Rari > 0,01% e < 0,1% Molto rari < 0,01%

 

Reazioni generali che possono verificarsi in associazione temporale con la somministrazione di Twinrix Adulti includono:

Sistemici:  Molto comuni: fatica

Comuni: cefalea, malessere

 

Cefalea

 

Non comuni: febbre

 

Sistema gastrointestinale:

Comuni: nausea

Non comuni: vomito.

 

In uno studio clinico in cui Twinrix Adulti è stato somministrato a 0,7,21 giorni, i sintomi generali attesi sono stati riportati con la stessa classe di frequenza definita precedentemente, tranne per quanto concerne la cefalea, che è stata riportata molto comunemente.

Dopo una quarta dose somministrata a 12 mesi, l’incidenza delle reazioni avverse sistemiche è stata comparabile a quella riscontrata dopo vaccinazione a 0,7,21 giorni.

 

In uno studio comparativo è stato rilevato che la frequenza degli effetti collaterali a seguito della somministrazione di Twinrix Adulti non si differenzia da quella osservata dopo somministrazione dei vaccini monovalenti. A seguito di un uso allargato dei vaccini monovalenti contro l’epatite A e/o epatite B sono stati osservati, nei giorni o settimane successive alla vaccinazione, i seguenti effetti indesiderati. In molti casi però non è stata stabilita una relazione causale con il vaccino.

 

Sistemici:

Rari: sintomi simil-influenzali (febbre, brividi, emicrania, mialgia, artralgia), fatica

Molto rari: reazioni allergiche incluse reazioni anafilattiche e anafilattoidi e sintomatologia simile a malattia da siero.

 


Malattia da siero

 

Sistema cardiovascolare generale:

Molto rari: sincope, ipotensione.

 

Sistema nervoso centrale e periferico:

Rari: vertigini, parestesia.

 

Vertigini

 

Molto rari: casi di disordini neurologici periferici e/o centrali che potrebbero includere la sclerosi multipla, neurite ottica, mielite, paralisi di Bell, polineurite come la sindrome di Guillain- Barrè (con paralisi ascendente), meningite, encefalite, encefalopatia.

 

Sistema gastrointestinale:

Rari: nausea, vomito, diminuzione dell’appetito, diarrea, dolore addominale.

 

Sistema epato-biliare: Rari: test della funzionalità epatica alterati

 

Disordini neurologici  Molto rari: convulsioni

 

Piastrine, sanguinamento e coagulazione (sistema ematopoietico):

Molto rari: trombocitopenia, porpora trombocitopenia

 

Cute ed annessi:  Rari: rash, prurito, orticaria

Molto rari: eritema multiforme essudativo

 

Sistema vascolare extracardiaco:  Molto rari: vasculiti

Globuli bianchi e sistema reticoloendoteliale:  Molto rari: linfadenopatia

 

Proprietà farmacodinamiche

Twinrix Adulti è un vaccino combinato ottenuto mediante miscelazione di preparazioni separate del virus purificato e inattivato dell’epatite A (HA) e dell’antigene di superficie purificato dell’epatite B (HBsAg), separatamente adsorbiti su idrossido di alluminio e fosfato di alluminio. Il virus HA è coltivato in cellule diploidi umane MRC5. L’HBsAg è prodotto per coltura, su terreno selettivo, di cellule di lievito geneticamente modificate.

 

Twinrix Adulti conferisce l’immunità contro le infezioni da HAV e da HBV stimolando la produzione di specifici anticorpi anti-HAV ed anti-HBs. La protezione contro l’epatite A e l’epatite B si sviluppa in 2-4 settimane. Negli studi clinici, sono stati osservati anticorpi umorali specifici contro l’epatite A in circa il 94% degli adulti un mese dopo la prima dose e nel 100% un mese dopo la terza dose (cioè 7 mesi dopo la prima vaccinazione). Sono stati osservati anticorpi umorali specifici contro l’epatite B nel 70% degli adulti dopo la prima dose e circa nel 99% dopo la terza dose. Il ciclo di vaccinazione primario a 0, 7 e 21 giorni, più una quarta dose a 12 mesi, è da utilizzarsi in adulti in circostanze eccezionali.

 

In uno studio clinico, in cui Twinrix Adulti è stato somministrato secondo questa schedula, l’82% e 85% dei vaccinati aveva livelli sieroprotettivi di anticorpi anti-epatite B, rispettivamente a 1 e 5 settimane dalla terza dose (un mese e 2 mesi dopo la dose iniziale). La percentuale di sieroprotezione contro l’epatite B, 3 mesi dopo la prima dose, è risultata aumentata al 95,1%. Percentuali di sieropositività per anticorpi anti-epatite A sono state del 100%, 99,5% e 100% 1,2 e 3 mesi dopo la dose iniziale. Un mese dopo la quarta dose, tutti i vaccinati avevano mostrato livelli sieroprotettivi di anticorpi anti-HBs ed erano sieropositivi agli anticorpi anti-HAV.

 

In due studi a lungo termine condotti in adulti, la persistenza di anticorpi anti-epatite A e anti- epatite B è stata riscontrata fino a 60 mesi dall’inizio del ciclo primario di vaccinazione con Twinrix Adulti, nella maggior parte dei vaccinati. La cinetica di scomparsa degli anticorpi anti-epatite A e anti-epatite B si è rilevata simile a quella dei vaccini monovalenti.

Eccipienti Alluminio ossido idrato Alluminio fosfato Formaldeide Neomicina solfato Fenossietanolo Sodio cloruro Acqua per preparazioni iniettabili.

 

Incompatibilità

In assenza di studi di compatibilità, questo prodotto medicinale non deve essere miscelato con altri farmaci. Periodo di validità 3 anni Speciali precauzioni per la conservazione Conservare tra 2°C – 8°C (in frigorifero). Non congelare. Conservare nel confezionamento originale per proteggere dalla luce. Istruzioni per l’uso e la manipolazione Dopo conservazione, si può osservare un fine deposito bianco con un surnatante limpido. Il vaccino deve essere agitato bene per ottenere una sospensione bianca leggermente opaca e deve essere ispezionato visivamente prima della somministrazione per verificare l’assenza di particelle estranee o variazioni dell’aspetto fisico. Nel caso si verificasse uno di questi fenomeni, scartare il vaccino.