Prof. Antonio Iannetti

Gastroenterologo Endoscopista Digestivo

Specialista in Gastroenterologia Malattie

del Fegato e Medicina Interna

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Dieta per intolleranza all’istamina 

 

L’istamina è un “mediatore chimico”, cioè una sostanza che permette il passaggio di segnali tra le cellule. Essa è ampiamente diffusa nell’organismo umano, soprattutto a livello delle cellule coinvolte nelle risposte allergica e immunitaria, dove la sua eccessiva liberazione ha un ruolo fondamentale nelle reazioni infiammatorie e nelle patologie allergiche, quali, per esempio, l’asma, la congiuntivite allergica, l’orticaria e la rinite. La sua produzione nell’organismo avviene a partire da un aminoacido, l’istidina, in seguito ad una reazione enzimatica e viene poi degradata tramite l’istaminasi. 

 

 

L’istamina è una sostanza rilasciata in seguito all’attivazione di cellule specializzate chiamate mastociti, spesso nell’ambito di una complessa risposta allergica. I mastociti sono grosse cellule ubiquitarie in tutto l’organismo. Sono presenti principalmente nella pelle, nella parete intestinale e dei tessuti respiratori e nel midollo osseo. I mastociti sono normalmente implicati nella risposta infiammatoria e nella risposta allergica (ipersensibilità). All’interno dei mastociti sono presenti un gran numero di granuli contenenti varie sostanze chimiche, incluse la triptasi e l’istamina, rilasciate in seguito alla loro attivazione. Il rilascio massivo di istamina è responsabile della maggior parte dei sintomi presenti nei soggetti allergici.

 

L’istamina è presente anche come “ingrediente naturale” in numerosi alimenti quotidiani. La sua formazione negli alimenti richiede la disponibilità di aminoacidi liberi, microrganismi, batteri e condizioni che ne consentano la crescita e la trasformazione; pertanto, alte concentrazioni di istamina si trovano principalmente nei prodotti della fermentazione microbica, quali formaggi fermentati, carni in scatola, vino, birra. Anche l’esposizione del pesce fresco ad alte temperature accelera la sua produzione.

 

Carne inscatolata 

 

Normalmente, in un organismo sano, l’istamina presente negli alimenti viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell’intestino tenue, al fine di evitarne l’assorbimento.

Questo meccanismo non funziona correttamente nelle persone affette da intolleranza all’istamina, perchè l’enzima DAO non è presente nel loro corpo in quantità sufficiente per poter degradare l’istamina dopo i pasti a livello dell’intestino tenue. Di conseguenza, l’istamina in eccesso si riversa nel sangue, provocando intolleranza, con la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche come:

  • Disturbi gastroenterici (ad es. diarrea, dolori addominali, pesantezza di stomaco, crampi o flatulenza)
  • Mal di testa, fino ad attacchi di emicrania
  • Eruzione cutanea, prurito, orticaria
  • Asma, difficoltà respiratorie
  • Nausea, palpitazioni, vertigini
  • Irritazioni della mucosa nasale, ad esempio naso che cola o naso chiuso.

 

Di norma, i disturbi compaiono circa 45 minuti dopo l’assunzione di alimenti contenenti istamina e scompaiono dopo un lasso di tempo variabile. Poiché il contenuto di istamina è variabile – perfino nello stesso tipo di alimento – i sintomi possono talvolta verificarsi e talvolta no, anche ingerendo lo stesso alimento. È soprattutto il consumo combinato e ripetuto di alimenti ad elevato tenore di istamina, che può condurre alla comparsa di sintomi molto accentuati.

 

Nei soggetti con dermatite atopica e in soggetti che soffrono di mal di testa, l’istamina presente negli alimenti provoca un peggioramento dei sintomi stessi.

I disturbi gastrointestinali possono essere confusi con la sindrome dell’intestino irritabile, ma anche essere provocati da altre sostanze presenti negli alimenti (additivi); pertanto, risulta fondamentale la diagnosi differenziale.

 

Contrariamente a un’allergia alimentare, l’intolleranza all’istamina non interessa il sistema immunitario. Non essendo riscontrabile per mezzo di un classico test allergologico, la formulazione di una diagnosi risulta complicata. Esiste un test che misura la quantità di istamina nel sangue e nelle urine. È sufficiente un prelievo venoso e la raccolta delle urine delle 24 ore. Fisiologicamente, la concentrazione di istamina nel sangue e nelle urine è molto bassa. Pazienti con una grave reazione allergica o con patologie caratterizzate dall’incremento del numero di mastociti e/o la loro attivazione, presentano un incremento significativo dei livelli di istamina nel sangue e nelle urine.

 

In genere la diagnosi di reazione anafilattica viene effettuata clinicamente, ma il test dell’istamina, insieme alla misura della triptasi, può essere un utile ausilio diagnostico in persone con sintomi acuti. Questo è particolarmente importante in Pazienti con reazioni anafilattiche ricorrenti o con sintomi non del tutto chiari. Per il dosaggio dell’istamina nel sangue, il prelievo deve essere effettuato in tempi brevi rispetto alla comparsa dei sintomi. Invece del test ematico, la misura dell’istamina può essere effettuata sulle urine delle 24 ore. Questo tipo di analisi valuta la produzione di istamina in un periodo di tempo maggiore. In alcuni casi può essere misurata la N-metilistamina, il principale metabolica dell’istamina presente nelle urine.

 

Altre sostanze possono provocare reazioni simili: fra queste ricordiamo la tiramina, ammina che deriva dall’aminoacido tiroxina, la caffeina, la solanina, la teobromina, la serotonina ecc.

La terapia si basa su una alimentazione priva degli alimenti ricchi di istamina o istamino-liberatori, cioè che non contengono istamina, ma sono in grado di stimolarne la liberazione da parte dell’organismo.

 

RACCOMANDAZIONI DIETETICHE GENERALI

 

Ridurre al minimo gli alimenti ricchi di istamina: piccole quantità, poca frequenza e non in associazione.

Ridurre al minimo gli alimenti istamino-liberatori: piccole quantità, poca frequenza e non in associazione.

 

ALIMENTI NON CONSENTITI

Alimenti ricchi di istamina:

Pomodori, crauti, spinaci. Conserve. Ketchup e salsa di soia.

 

Salsa ketchup 

 

Pesce in scatola: conservati, marinati, salati o essiccati (sardine, tonno, sgombro, acciughe, aringhe).

Pesce affumicato (aringa, salmone..).

Crostacei e frutti di mare. Salsicce, salame, carne secca, prosciutto affumicato, mortadella…

Formaggi fermentati e stagionati. Alcolici, vino, birra. Aceto di vino. Lievito.

 

Alimenti istamino-liberatori, che possono liberare istamina direttamente nell’organismo: Cioccolato/cacao. Fragola, banana, ananas, papaya, agrumi (arance, pompelmi…), kiwi, lampone, pera, avocado. Molluschi e crostacei. Noci, nocciole, mandorle e anacardi. Albume d’uovo. Carne di maiale. Caffè.

 

Papaia 

 

ALIMENTI CONSENTITI E CONSIGLIATI

Carne e pollame freschi o surgelati sotto forma di fesa, cotoletta, sminuzzato, macinato, filetto ecc. scelte nelle parti più magre e private del grasso visibile.

 

Fesa di tacchino 

 

Pesci freschi o surgelati, come il merluzzo, la trota ecc. La conservazione dei pesci a basse temperature è in grado di rallentare in misura consistente la sintesi di istamina batterica.

Formaggi freschi, ricotta e altri latticini, come il latte, lo yogurt e la panna.

Frutta preferibilmente fresca come mele, pesche, albicocche, meloni, cachi ecc. Ad esclusione di quella precedentemente citata.

Verdura a foglia larga (lattuga, cicoria…) ma anche carote, cavolfiore, zucchine, cetrioli, broccoli, preferibilmente fresca, cruda o cotta. Ad esclusione di quella precedentemente citata.

Cereali. Consumare ogni giorno pane, pasta o riso integrali alternandoli ai prodotti raffinati.

Olio extravergine di oliva a crudo nella giusta quantità per condire gli alimenti.

Aceto di mele per insaporire le pietanze.

Acqua, almeno 2 Litri di liquidi al giorno (preferibilmente acqua oligominerale naturale).

 

CONSIGLI COMPORTAMENTALI

Oltre all’intolleranza permanente all’istamina, esiste una intolleranza temporanea che, adottando una corretta alimentazione e un corretto stile di vita, può essere superata con ottimi risultati. Può essere utile quindi: Evitare l’esposizione al caldo eccessivo. Evitare stress emotivi. Smettere di fumare.

Svolgere una moderata attività ginnica.

 

DA SEGNALARE

Alcuni farmaci, soprattutto se assunti per lunghi periodi, possono inibire l’azione degli enzimi detossificanti l’istamina a livello intestinale e, se associati a cibi ricchi di istamina, portare a intolleranza all’istamina.

Durante la gravidanza la maggiore presenza dell’enzima diaminossidasi, secreto dalla placenta, può portare ad una remissione dei sintomi da intolleranza all’istamina.

Nelle bevande alcoliche il livello di istamina dovrebbe essere visualizzato in etichetta, ma, poiché questo non avviene, bisogna valutare individualmente il suo consumo.

 

Ricette consigliate

Merluzzo in crosta di patate Zuppa carote e ceci Orecchiette tiepide alle fave

Sedani ai broccoli, cavolfiore e ricotta Spiedini di pesce spada e cipolla rossa

Insalata al profumo di senape Coniglio con mele

Insalata di verdure in salsa allo yogurt Insalata primavera con riso selvaggio e grana padano

Torta di mele

 

Riassunto:

  1. Alimenti ricchi di istamina: gli alimenti freschi o non lavorati contengono in genere una minima dose di istamina. Il suo contenuto aumenta però significativamente tramite processi microbiologici, come maturazione, fermentazione, stagionatura e una prolungata conservazione. Fondamentalmente si può affermare: più a lungo un alimento viene tenuto a magazzino o sottoposto a stagionatura, maggiore è il suo contenuto di istamina.

 

Fanno parte degli alimenti ad alto tenore di istamina: Bibite alcoliche, in particolare vino rosso e spumante, Formaggio, fonduta di formaggio, Salumi crudi, come salame o speck, Frutti di mare, pesce e salse di pesce, Crauti, Determinati tipi di verdure, quali pomodori, spinaci e melanzane.

 

2. Alimenti istamino-liberatori: sono definiti istamino-liberatori quegli alimenti che contengono in sé poca istamina, ma che possono favorire la liberazione di istamina nell’intestino oppure bloccare l’enzima diaminossidasi (DAO), che degrada l’istamina. Fanno parte degli alimenti istamino-liberatori, fra gli altri: Cioccolato Cacao Determinati tipi di frutta, quali fragole, agrumi, ananas, kiwi Funghi Noci.

 

Esiste inoltre una serie di sostanze chimiche (ad es. alcol, determinati componenti di medicinali), che riducono drasticamente l’effetto dell’enzima contenuto nell’organismo. L’istamina che proviene dall’esterno viene assunta per lo più tramite alimenti che la contengono.

 

La sindrome da deficit dell’enzima DAO può colpire chiunque. Quando nell’intestino l’enzima DAO (DiAmminOssidasi) è carente o il suo effetto è inibito da altre sostanze, il corpo può reagire in vari modi nel momento in cui assorbe l’istamina dal cibo.

 

Una possibilità terapeutica è l’assunzione di DaoSin, un alimento dietetico per il trattamento di incompatibilità alimentari, dovute ad intolleranza all’istamina. Questo parafarmaco è stato sviluppato appositamente per persone affette da carenza di diaminossidasi (DAO), ma non sostituisce un’alimentazione equilibrata e un sano stile di vita. L’enzima DAO contenuto in DAOSiN integra l’enzima corporeo, che ha il compito di degradare l’istamina. Con l’assunzione delle capsule di DAOSiN prima del pasto, la quantità di DAO, contenuta nell’intestino tenue, e quindi la possibilità di degradazione dell’istamina, aumenta. In questo modo, DAOSiN facilita l’elaborazione dell’istamina contenuta negli alimenti, che potrebbe causare irritazioni dell’apparato digerente, e il contenuto di istamina viene bilanciato in modo naturale. La comparsa delle suddette reazioni da intolleranza può essere ridotta con DAOSiN, in caso sia presente un’intolleranza all’istamina.

Il Daosin è privo di glutine e lattosio, e non è geneticamente modificato. DAOSiN è indicato per i diabetici. (0,008 Unità Pane*/capsula). * Unità di misura di idrati di carbonio.

Modalità d’uso

Assumere una capsula 2 volte al giorno con del liquido circa 10 minuti prima del pasto. Assumere sempre il prodotto prima dei pasti al fine di fornire una protezione adeguata.