MALASSORBIMENTO
Si parla di malassorbimento quando è deficitario il passaggio di uno o più nutrienti dal tubo digerente al sangue.

Il malassorbimento è una situazione patologica in cui è processi digestivi ed assorbitivi sono carenti. La maldigestione s’identifica con il termine dispepsia , che fa riferimento ad una condizione, descritta dal Paziente, come di “cattiva digestione”. I sintomi sono bruciori di stomaco, rigurgito acido, eruttazioni, alitosi, dolore alla parte alta dell’addome, senso di digestione lunga e laboriosa, intolleranza a grassi, fritti, carne e uova. Si stima che circa il 30-40% degli italiani soffra di disturbi digestivi. Il forte aumento e la capillare diffusione di questo problema nei Paesi industrializzati indicano che la dispepsia sia un disturbo legato alle abitudini di vita e dietetiche tipiche del mondo occidentale. Le cause di dispepsia possono essere: uso di medicinali (antinfiammatori, ferro, teofillina ecc….), Helicobacter Pylori, ulcera gastrica, gastriti, cattiva alimentazione, obesità.
Ma, nel caso della maldigestione associata a malassorbimento, la causa risiede nella carenza di enzimi digestivi.
Infatti, le sindromi da malassorbimento sono un gruppo di patologie caratterizzate da un insufficiente assorbimento di lipidi, vitamine, proteine, carboidrati, elettroliti, sali minerali e acqua da parte dell’organismo. Il sintomo più comune è la diarrea cronica ricca di grassi nelle feci (steatorrea). Il malassorbimento è causato da alterazioni di almeno una delle seguenti funzioni digestive:
digestione endoluminale, in cui grassi, carboidrati e proteine vengono trasformati in molecole assimilabili. Il processo inizia nella bocca con la saliva, continua con la digestione peptica nello stomaco e nell’intestino tenue, grazie all’attività emulsiva dei sali biliari e di proteo e lipido-lisi degli enzimi pancreatici;
digestione terminale, che avviene nell’orletto a spazzola della mucosa dell’intestino tenue, per idrolisi di carboidrati e peptidi ad opera, rispettivamente, delle disaccarasi e delle proteasi;
trasporto trans-epiteliale in cui i nutrienti vengono trasportati attraverso l’epitelio dell’intestino tenue e successivamente rilasciati nei vasi del circolo intestinale. Gli acidi grassi vengono immessi nei vasi linfatici intestinali, dopo essere stati convertiti in trigliceridi e associati con il colesterolo a formare i chilomicroni.
Il malassorbimento può essere causato da assenza o deficit, definitiva o temporanea, essenziale o secondaria, di alcuni enzimi digestivi, come nel caso delle gastriti atrofiche, dove sono carenti la pepsina e l’acido cloridrico, delle pancreatiti croniche o mucoviscidosi, dove scarseggiano gli enzimi del pancreas esocrino, dell’intolleranza al lattosio, dove, nelle cellule dell’intestino tenue, fa difetto l’enzima lattasi, in alcune forme di malattie epatiche croniche, dove è presente colestasi , con riduzione di afflusso di sali biliari nel duodeno e conseguente maldigestione dei grassi. Il malassorbimento può riguardare uno solo nutriente oppure essere generalizzata. Il quadro clinico della maldigestione si confonde con quello del malassorbimento, cui spesso la maldigestione si associa. La diagnosi circostanziata di questa patologia è necessaria per procedere alla terapia, che si basa sulla somministrazione di enzimi digestivi.
Il malassorbimento può essere selettivo, come nel caso del lattosio, parziale, cioè relativo solo ad alcuni di nutrienti, come nell’a-Beta-lipoproteinemia, che è una rara malattia ereditaria, che interferisce con il normale assorbimento dei grassi, o malassorbimento totale, come nel morbo celiaco ed in tutte quelle patologie che danneggiano la mucosa dell’intestino tenue, come per esempio nel morbo di Crohn.
Cause
Le cause di malassorbimento sono molteplici. Alcune sono congenite, mentre altre sono acquisite, susseguenti a enteriti, a malattie infiammatorie, a farmaci, a interventi chirurgici, a traumi. La celiachia è la malattia a trasmissione genetica più frequente, che causa malassorbimento, seguita dalla fibrosi cistica.
Tra le sindromi da malassorbimento post infettive ricordiamo le enteriti batteriche o virali, la diarrea del viaggiatore , la tubercolosi enterica, la sprue tropicale, e le parassitosi intestinali . I malassorbimenti da carenza enzimatica sono l’intolleranza al lattosio e ad altri zuccheri come il fruttosio ed il saccarosio e la causa è genetica. Altre possibili cause di malassorbimento sono: gli squilibri della flora batterica intestinale (disbiosi, sindrome da contaminazione batterica del tenue), il morbo di Crohn , la colite ulcerosa , i tumori dell’apparato digerente, le malattie del pancreas (pancreatiti, insufficienza pancreatica), le malattie del fegato e delle vie biliari (calcolosi, insufficienza epatica, atresia biliare), i malassorbimenti iatrogeni, come quelli provocati da terapie radianti, interventi chirurgici di resezione o bypass gastrointestinali (ad esempio, per asportare tumori o ridurre l’assunzione di cibo nel paziente obeso). Gli eccessi alimentari e gli eccessi di integratori (ad esempio megadosi vitaminiche, surplus di crusca ed altre fibre alimentari, pasti troppo abbondanti e variegati), determinati farmaci o integratori (pensiamo ad esempio ai lassativi ed ai farmaci anti-obesità come l’orlistat e l’acarbosio), abuso di alcol, gastrite atrofica , ipocloridria/acloridria.
Diagnosi di malassorbimento
Come sempre in Medicina, il primo passo imprescindibile è la valutazione clinica. In questa patologia, essa è particolarmente importante, per una valutazione d’insieme.

Il Gastroenterologo prescriverà poi indagini diagnostiche specifiche. Le analisi del sangue possono evidenziare carenze nutrizionali specifiche, forme di anemia, ridotta capacità coagulativa del sangue, eventuali alterazioni dei markers di funzionalità epatica e pancreatica, anticorpi verso agenti patogeni o autoanticorpi nelle patologie auto-immuni. L’esame delle feci consente d’identificare l’eventuale parassita responsabile delle forme di malassorbimento infettivo , di quantificare i grassi in caso di steatorrea (malassorbimento lipidico) e quelli di chimotripsina e di elastasi, che servono a valutare la funzionalità pancreatica. Tecniche di imaging e diagnostica sono importanti in alcuni casi (Entero-TAC, Entero-RM). Altre tecniche invasive (clisma del tenue, entero-clismi, endoscopie, colonscopia, biopsia della mucosa intestinale, colangio-pancreatografia endoscopica retrograda ecc.) possono essere condotte per evidenziare alterazioni anatomiche dei vari tratti del tubo digerente e delle vie biliari. Per identificare alterazioni microbiche e deficit enzimatici, responsabili di malassorbimento, vengono invece eseguiti i cosiddetti breath test o test del respiro.
Cura e trattamento
La terapia è sequenziale alle cause responsabili del malassorbimento. Possono essere richieste specifiche integrazioni alimentari, che, nei casi più gravi, andranno eseguite per via venosa (nutrizione parenterale).

In presenza di deficit enzimatici, può essere utile la supplementazione di enzimi digestivi animali (pancreatina) o vegetali (bromelina e papaina); diete di esclusione possono essere utili in presenza di intolleranze alimentari e celiachia (evitando, ad esempio, gli alimenti che contengono glutine); l’uso di antibiotici da un lato e probiotici dall’altro può essere utile per ripristinare il normale equilibrio della flora batterica intestinale, nelle sindromi da malassorbimento dovute o associate a disbiosi.

